# Studio Ajese > Offriamo assistenza legale, giudiziale e stragiudiziale ad imprese, privati ed investitori, rispondendo ad un’ampia gamma di problematiche relative a rapporti bancari e di intermediazione finanziaria e aiutiamo l’imprenditore a prevenire ## Pagine - [Dott. Fulvio Inderbitzin](https://www.studioajese.it/professionisti/dott-fulvio-inderbitzin/) - [Dott.ssa Angelica Barbato](https://www.studioajese.it/professionisti/dott-ssa-angelica-barbato/) - [Avv. Riccardo Fuso](https://www.studioajese.it/professionisti/avv-riccardo-fuso/) - [Elisa Piva](https://www.studioajese.it/professionisti/elisa-piva/) - [Dott.ssa Angelica Baldo](https://www.studioajese.it/professionisti/dott-ssa-angelica-baldo/) - [Dott. Gianluca Di Spirito](https://www.studioajese.it/professionisti/dott-gianluca-di-spirito/) - [Dott.ssa Tayla Nicole Tifi Ajese](https://www.studioajese.it/professionisti/dott-ssa-tayla-nicole-tifi-ajese/) - [Avv. 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I Civile, 11 giugno 2026, n. 19264 Una decisione destinata a incidere... - [Responsabilità degli amministratori e dei soci di S.r.l.: il danno risarcibile sussiste anche se il debito non è stato ancora pagato](https://www.studioajese.it/blog/responsabilita-degli-amministratori-e-dei-soci-di-s-r-l-il-danno-risarcibile-sussiste-anche-se-il-debito-non-e-stato-ancora-pagato/): La Corte d’Appello di Bologna chiarisce i presupposti della responsabilità gestoria e il ruolo del socio che autorizza atti dannosi... - [Real Estate Finance e Leasing Immobiliare: strumenti strategici per finanziare gli investimenti immobiliari](https://www.studioajese.it/blog/real-estate-finance-e-leasing-immobiliare-strumenti-strategici-per-finanziare-gli-investimenti-immobiliari/): Real Estate Finance: molto più di un semplice finanziamento Nel mercato immobiliare moderno, il Real Estate Finance rappresenta l’insieme degli... - [Versamenti in conto futuro aumento di capitale: quando il socio ha diritto alla restituzione delle somme](https://www.studioajese.it/blog/versamenti-in-conto-futuro-aumento-di-capitale-quando-il-socio-ha-diritto-alla-restituzione-delle-somme/): La Cassazione chiarisce gli effetti della mancata esecuzione dell’aumento di capitale programmato Con l’ordinanza n. 9629 del 15 aprile 2026,... - [Finanziamenti all’impresa insolvente: la Cassazione apre alla nullità del credito e alla perdita del diritto alla restituzione](https://www.studioajese.it/blog/finanziamenti-allimpresa-insolvente-la-cassazione-apre-alla-nullita-del-credito-e-alla-perdita-del-diritto-alla-restituzione/): Una svolta nella disciplina della concessione abusiva del credito La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 7134 del 17... - [Ammortamento “alla francese” e trasparenza bancaria: la nuova pronuncia del Tribunale di Salerno nel quadro dell’evoluzione giurisprudenziale](https://www.studioajese.it/blog/ammortamento-alla-francese-e-trasparenza-bancaria-la-nuova-pronuncia-del-tribunale-di-salerno-nel-quadro-dellevoluzione-giurisprudenziale/): La sentenza del Tribunale di Salerno, Sez. III, del 22 maggio 2026 si inserisce nel consolidato dibattito giurisprudenziale relativo alla... - [Esdebitazione dopo la liquidazione giudiziale: la Corte costituzionale apre alla domanda immediata](https://www.studioajese.it/blog/esdebitazione-dopo-la-liquidazione-giudiziale-la-corte-costituzionale-apre-alla-domanda-immediata/): Con la sentenza n. 74 del 12 maggio 2026, la Corte costituzionale interviene su un tema di grande rilievo pratico... - [Ius variandi bancario: la Cassazione chiarisce quando la modifica dei tassi è peggiorativa](https://www.studioajese.it/blog/ius-variandi-bancario-la-cassazione-chiarisce-quando-la-modifica-dei-tassi-e-peggiorativa/): La modifica unilaterale delle condizioni contrattuali nei rapporti bancari rappresenta da sempre un tema delicato, perché incide sull’equilibrio del rapporto... - [Derivati nulli e clausole indeterminate: la Corte d’Appello di Venezia ribadisce i limiti della contrattualistica bancaria](https://www.studioajese.it/blog/derivati-nulli-e-clausole-indeterminate-la-corte-dappello-di-venezia-ribadisce-i-limiti-della-contrattualistica-bancaria/): Quando il contratto non indica in modo chiaro criteri di calcolo, valore di mercato e presupposti negoziali, l’impresa può contestarne... - [Concordato preventivo e misure protettive: il Tribunale di Venezia ne conferma l’estensione anche ai soci illimitatamente responsabili](https://www.studioajese.it/blog/concordato-preventivo-e-misure-protettive-il-tribunale-di-venezia-ne-conferma-lestensione-anche-ai-soci-illimitatamente-responsabili/): Nelle società di persone, la tutela prevista dal Codice della crisi può estendersi anche al patrimonio dei soci illimitatamente responsabili,... - [Misure protettive e patrimonio personale dei soci garanti: quando l’estensione serve davvero al risanamento](https://www.studioajese.it/blog/misure-protettive-e-patrimonio-personale-dei-soci-garanti-quando-lestensione-serve-davvero-al-risanamento/): Perché la sospensione delle azioni esecutive sui beni dei soci coobbligati può risultare coerente con la composizione negoziata, quando quei... - [Ultrattività dell’incarico dell’esperto nella composizione negoziata: quando l’esperto può operare oltre il termine e perché il Tribunale può intervenire con misure cautelari](https://www.studioajese.it/blog/ultrattivita-dellincarico-dellesperto-nella-composizione-negoziata-quando-lesperto-puo-operare-oltre-il-termine-e-perche-il-tribunale-puo-intervenire-con-misure-cautelari/): Quando restano da finalizzare accordi con i creditori o la transazione fiscale, la fase finale della composizione negoziata rischia di... - [Conto corrente bancario e aperture di credito: quando il giudice ordina la rettifica del saldo - il passaggio da un saldo debitore ad un saldo a credito di circa 100.000,00 euro](https://www.studioajese.it/blog/conto-corrente-bancario-e-aperture-di-credito-quando-il-giudice-ordina-la-rettifica-del-saldo-il-passaggio-da-un-saldo-debitore-ad-un-saldo-a-credito-di-circa-100-00000-euro/): Quando il correntista contesta interessi, commissioni e oneri applicati sul conto, il punto decisivo non riguarda solo la validità delle... - [Concordato in continuità e cram down trasversale: come cambia il “fair and equitable test” tra creditori privilegiati degradati e chirografari](https://www.studioajese.it/blog/concordato-in-continuita-e-cram-down-trasversale-come-cambia-il-fair-and-equitable-test-tra-creditori-privilegiati-degradati-e-chirografari/): Quando una classe vota contro: cosa significa “cram down” nel concordato in continuità e quali regole guidano la distribuzione del... - [Avvocato specialista in diritto bancario e dei mercati finanziari: il conferimento del titolo](https://www.studioajese.it/blog/avvocato-specialista-in-diritto-bancario-e-dei-mercati-finanziari-il-conferimento-del-titolo/): Il riconoscimento conferito dal Consiglio Nazionale Forense attesta un percorso fondato su requisiti rigorosi di esperienza, continuità professionale e aggiornamento... - [Ammortamento “alla francese” e tasso effettivo: quando il TAE supera il TAN e scatta l’art. 117 TUB](https://www.studioajese.it/blog/ammortamento-alla-francese-e-tasso-effettivo-quando-il-tae-supera-il-tan-e-scatta-lart-117-tub/): Quando la rata “torna”, ma il tasso no: cosa significa (davvero) la differenza tra TAN e TAE Nel mutuo e... - [Corriere del Veneto](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/corriere-del-veneto-3-2/): Derivati nulli, la banca condannata a pagare anche gli interessi. 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Per ottenere linee... - [Corriere del Veneto](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/corriere-del-veneto-3/): La banca sbaglia i conti: ditta risarcita di 189mila euro. Disposta anche l'immediata cancellazione delle segnalazioni inviate alla Centrale dei... - [DURC e composizione negoziata: giurisprudenza divisa sul potere del Tribunale di “sbloccare” la regolarità contributiva](https://www.studioajese.it/blog/durc-e-composizione-negoziata-giurisprudenza-divisa-sul-potere-del-tribunale-di-sbloccare-la-regolarita-contributiva/): Quando il DURC diventa essenziale per continuare a lavorare: quali limiti incontra la tutela cautelare nella composizione negoziata e quali... - [Cessione in blocco dei crediti ex art. 58 TUB: quando la Gazzetta Ufficiale basta (e quando no) secondo la Cassazione](https://www.studioajese.it/blog/cessione-in-blocco-dei-crediti-ex-art-58-tub-quando-la-gazzetta-ufficiale-basta-e-quando-no-secondo-la-cassazione/): Quando una banca cede “in blocco” portafogli di crediti (spesso nell’ambito di cartolarizzazioni), il debitore può ricevere richieste di pagamento... - [Rottamazione-quinquies e compensazione dei ruoli nella Legge di Bilancio 2026: cosa cambia e quali rischi operativi dal 1° gennaio 2026](https://www.studioajese.it/blog/rottamazione-quinquies-e-compensazione-dei-ruoli-nella-legge-di-bilancio-2026-cosa-cambia-e-quali-rischi-operativi-dal-1-gennaio-2026/): Quando la definizione agevolata si intreccia con la compensazione dei crediti: scadenze, carichi inclusi/esclusi e nuovi limiti che incidono su... - [Centrale Rischi (CR): perché incide su credito, rating e costo del denaro](https://www.studioajese.it/blog/centrale-rischi-cr-perche-incide-su-credito-rating-e-costo-del-denaro/): Quando la Centrale Rischi non è una “lista nera”, ma il profilo finanziario che le banche leggono prima di concedere... - [Garanzia MCC: ausilio o trappola per imprese e garanti?](https://www.studioajese.it/blog/garanzia-mcc-ausilio-o-trappola-per-imprese-e-garanti/): La garanzia del Medio Credito Centrale (MCC), strumento cardine del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, è stata negli... - [Truffe informatiche e pagamenti: il caso Opera di Santa Maria del Fiore e le lezioni per imprese ed enti](https://www.studioajese.it/blog/truffe-informatiche-e-pagamenti-il-caso-opera-di-santa-maria-del-fiore-e-le-lezioni-per-imprese-ed-enti/): Negli ultimi mesi ha suscitato grande attenzione il caso di truffa informatica che ha coinvolto l’Opera di Santa Maria del... - [Prescrizione nel recupero di interessi e commissioni bancarie illegittime](https://www.studioajese.it/blog/prescrizione-nel-recupero-di-interessi-e-commissioni-bancarie-illegittime/): Negli ultimi anni molti correntisti hanno scoperto di aver subito addebiti bancari non dovuti, quali interessi illegittimi o commissioni prive... - [L’intelligenza artificiale nei rapporti bancari alla luce della Legge n. 132/2025](https://www.studioajese.it/blog/lintelligenza-artificiale-nei-rapporti-bancari-alla-luce-della-legge-n-132-2025/): Profili sistematici, ricadute operative e responsabilità dell’intermediario La Legge 23 settembre 2025, n. 132, recante “Disposizioni e delega al Governo in materia... - [L’inganno nel cyberspazio: riflessioni sulla responsabilità civile della banca](https://www.studioajese.it/blog/linganno-nel-cyberspazio-riflessioni-sulla-responsabilita-civile-della-banca/): La frode informatica di tipo man in the browser (MITB) rappresenta una delle forme più evolute di aggressione ai sistemi... - [Clausola floor nei mutui bancari: trasparenza, squilibrio contrattuale e tutele per il mutuatario](https://www.studioajese.it/blog/clausola-floor-nei-mutui-bancari-trasparenza-squilibrio-contrattuale-e-tutele-per-il-mutuatario/): Che cosa significa la previsione di un tasso minimo nei mutui a tasso variabile e quando la clausola può risultare... - [Mutuo “alla francese” con tasso variabile: nullo il contratto se manca l’indicazione del regime di capitalizzazione](https://www.studioajese.it/blog/mutuo-alla-francese-con-tasso-variabile-nullo-il-contratto-se-manca-lindicazione-del-regime-di-capitalizzazione/): Quando la banca non specifica se gli interessi sono calcolati in capitalizzazione semplice o composta, il contratto di mutuo può... - [Il Veneto nel mirino dei cyber criminali: escalation di attacchi informatici e truffe digitali](https://www.studioajese.it/blog/il-veneto-nel-mirino-dei-cyber-criminali-escalation-di-attacchi-informatici-e-truffe-digitali/): Il nuovo Rapporto Clusit fotografa una situazione sempre più preoccupante per la sicurezza informatica in Italia. 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Hai diritto ad una spiegazione!](https://www.studioajese.it/blog/la-banca-ha-negato-il-credito-alla-tua-azienda-hai-diritto-ad-una-spiegazione/): Credit scoring: una recente sentenza europea riconosce il diritto a capire perché è stato negato un finanziamento e permette di... - [Nel 2024 fallimenti in aumento: «Più in difficoltà le medie aziende»](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-nord-est/): Il report di Equilibriofinanza sul 2024. Liquidazioni giudiziali in Veneto e Fvg: balzo del 24,5% a 832 casi. Solo Pordenone... - [Gold7 TelePadova.tv](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/gold7-telepadova/): Crisi del credito. - [Il Gazzettino di Treviso](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-gazzettino-di-padova-2-2-2/): Braccio di ferro sugli addebiti, Banca Intesa condannata a rimborsare oltre 66mila euro a un’azienda trevigiana - [Il Gazzettino di Padova](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-gazzettino-di-padova-2-2/): Imprese, i prestiti calano di oltre 409 milioni di euro. - [Il Mattino di Padova](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-mattino-di-padova-2/): Superbonus e mutui, in Veneto crescono gli esposti alla Banca d’Italia. - [Il Gazzettino](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-gazzettino-21-10-2024/): Accesso al credito a picco, -29% in 10 anni. - [Eccezioni che il garante può opporre a fronte della pretesa creditoria](https://www.studioajese.it/leggi-e-sentenze/eccezioni-che-il-garante-puo-opporre-a-fronte-della-pretesa-creditoria/): Sono nulle le clausole contrattuali contenute nelle fideiussioni prestate dagli opponenti. Tale vizio deriva dalla loro natura meramente riproduttiva degli... - [Nullità della c.d. fideiussione omnibus che presenti un contenuto corrispondente allo schema predisposto dall’ABI](https://www.studioajese.it/leggi-e-sentenze/nullita-della-c-d-fideiussione-omnibus-che-presenti-un-contenuto-corrispondente-allo-schema-predisposto-dallabi/): Sono nulle le clausole contrattuali contenute nelle fideiussioni prestate dagli opponenti. Tale vizio deriva dalla loro natura meramente riproduttiva degli... - [Il Gazzettino](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-gazzettino-30-05-2022/): Le regole di ingaggio di un accordo bancario non si possono cambiare in via unilaterale. - [Il Gazzettino](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-gazzettino-29-11-2021/): Coinvolte Imprese ricorse al credito "Situazione peggiorata con la pandemia" - [Il Gazzettino](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-gazzettino-18-11-2021/): Società d'affari ottiene il ricalcolo delle somme presenti nei suoi conti e risparmia 700mila euro di spese non dovute - [La Nuova di Venezia](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/05-06-2021-la-nuova-venezia/): Il mutuo concesso è troppo alto rispetto al valore degli immobili ? Il contratto è nullo. - [Il Gazzettino](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-gazzettino-05-06-2021/): Il debitore dovrà restituire alla banca solo la quota capitale - [Corriere del Veneto](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/corriere-del-venetoto-29-05-2021-2/): Il decreto ingiuntivo e l'impresa riceverà 8 mila euro perché le clausole di conto corrente erano nulle. - [La Nuova di Venezia](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/29-05-2021-la-nuova-venezia/): Impresa edile veneziana la spunta contro Banca Intesa dopo un contenzioso. L'avvocata Ajese :"Controllate sempre i conti corrente, riservano sorprese" - [Il Gazzettino](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-gazzettino-29-05-2021/): Annullato un decreto ingiuntivo da 365mila euro emesso nel 2016 - [La Nuova di Venezia](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/12-05-2021-la-nuova-venezia/): Accolto il provvedimento di urgenza presentato da una albergatrice di Jesolo esclusa dai benefici del "Cura Italia" perché considerata "cliente... - [Corriere del Veneto](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/corriere-del-venetoto-12-05-2021/): La Banca rifiuta lo stop del mutuo. Il tribunale premia l'imprenditrice. - [Il Gazzettino](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-gazzettino-13-05-2021/): Covid, il giudice sospende il mutuo all'albergatrice - [Corriere del Veneto](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/corriere-del-veneto-20-11-2020/): Venezia deserta nel lockdown. Il giudice :"alloggi turistici il canone d'affitto va azzerato" - [Il Gazzettino](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-gazzettino-20-11-2020/): "Lockdown", affitti non dovuti dai gestori di attività turistiche. - [Quando le clausole della fideiussione riproducono il modello ABI, la fideiussione è totalmente nulla](https://www.studioajese.it/leggi-e-sentenze/quando-le-clausole-della-fideiussione-riproducono-il-modello-abi-la-fideiussione-e-totalmente-nulla/): Sono nulle le clausole contrattuali contenute nelle fideiussioni prestate dagli opponenti. Tale vizio deriva dalla loro natura meramente riproduttiva degli... - [Il Gazzettino](https://www.studioajese.it/rassegna-stampa/il-gazzettino-11-09-20/): C'era il lockdown , affitto non dovuto. # # Detailed Content ## Pagine - Priorità di Traduzione: Opzionale Dott. Fulvio Inderbitzin - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Dott. Fulvio Inderbitzin Dottore Commercialista e Revisore Legale Prev Next Albi professionali Iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Monza e della Brianza, sezione A, n. 1742 Iscritto al Registro dei Revisori Legali del Ministero dell’Economia e delle Finanze, n. 178227 Iscritto nell’Elenco degli Esperti nella composizione negoziata della crisi d’impresa della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi Iscritto all’Albo dei Gestori della crisi d’impresa del Ministero della Giustizia, n. 9543 Iscritto nell’Elenco dei Revisori della sostenibilità Aree di attività prevalente Diritto della crisi d’impresa e procedure concorsuali Composizione negoziata della crisi Piani di risanamento e ristrutturazione del debito Concordati preventivi e piani attestati Consulenza societaria, contabile e fiscale Collegi sindacali e revisione legale Controllo di gestione e adeguati assetti organizzativi Attestazioni nell’ambito delle operazioni di risanamento Lingue straniere Inglese Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailinderbitzin@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Dott.ssa Angelica Barbato - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Dott.ssa Angelica Barbato Praticante Avvocato Prev Next Aree di attività prevalente Diritto Bancario Crisi di Impresa Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailbarbato@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Avv. Riccardo Fuso - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Avv. Riccardo Fuso Avvocato Prev Next Albi professionali Iscritto all’Albo dal 15/11/2001 Iscritto all’Albo Cassazionisti dal 17/7/2015 Aree di attività prevalente diritto del lavoro; diritto sindacale; relazioni industriali; contenzioso giuslavoristico e con gli enti previdenziali Lingue straniere Inglese Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailfuso@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Elisa Piva - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Elisa Piva Assistente di SegreteriaPrev Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailpiva@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Dott.ssa Angelica Baldo - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Dott.ssa Angelica Baldo Assistente di Amministrazione Prev Next Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailbaldo@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Dott. Gianluca Di Spirito - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Dott. Gianluca Di Spirito Praticante Avvocato Prev Next Aree di attività prevalente Contenzioso Civile e contrattualistica Diritto Penale Diritto Commerciale Diritto della crisi d’impresa Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emaildi.spirito@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Dott.ssa Tayla Nicole Tifi Ajese - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Dott.ssa Tayla Nicole Tifi Ajese Praticante Avvocato Prev Next Aree di attività prevalente Diritto Bancario Crisi di Impresa Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailtifiajese@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Avv. Stefano Artuso - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Avv. Stefano Artuso Avvocato Prev Next Aree di attività prevalente Esperto in contenzioso e pre-contenzioso Finanza agevolata e crisi d’impresa Cultore della materia presso l’Università di Padova Membro della Camera degli Avvocati Tributaristi del Veneto, AML Lab e del Consiglio Giovani ASCOM Confcommercio Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailartuso@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Avv. Riccardo Favero - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Avv. Riccardo Favero Avvocato Prev Next Aree di attività prevalente Diritto Civile Diritto Sportivo Real Estate Agente sportivo CONI / FIP Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailfavero@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies Privacy Policy I presenti termini e condizioni di utilizzo si applicano a ogni visita e a ogni utilizzo del sito Web di Studio Legale Ajese ("http://www. studioajese. it/"), nonché a tutte le informazioni, ai consigli e/o ai servizi forniti all'utente o reperibili sul sito Web (le "Informazioni"). Utilizzando il presente sito Web, l'utente accetta l'applicabilità di questi Termini di utilizzo. Si precisa che i presenti Termini di utilizzo posso subire variazioni nel tempo. Tali variazioni entrano in vigore dal momento in cui i Termini di utilizzo modificati sono pubblicati sul sito. Si invitano gli utenti del sito Web a consultare regolarmente i Termini di utilizzo per verificarne eventuali modifiche. 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Ai sensi e... - Priorità di Traduzione: Opzionale We provide legal assistance, seeking both legal remedy and alternative dispute resolution’s practices (ADRs), to companies, private person and investors, by finding legal solutions to different type of issues about banking relationships and financial intermediation. Studio Avvocati a Venezia, Mestre e Milano | Studio Legale Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Studio Ajese Studio legale e commerciale. Specialisti in diritto bancario e finanziario e crisi d’impresa. Offriamo assistenza legale, giudiziale e stragiudiziale ad imprese, privati ed investitori, rispondendo ad un'ampia gamma di problematiche relative a rapporti bancari e di intermediazione finanziaria e aiutiamo l’imprenditore a prevenire ed affrontare la crisi d’impresa. lo studio Lo Studio Legale Ajese presta assistenza sia in campo stragiudiziale che nei contenziosi giudiziali ed arbitrali in tutti i settori del diritto civile, societario e commerciale, in ambito nazionale e internazionale. professionisti Con oltre 20 anni di esperienza e di esercizio in questi campi, possiamo offrire un’assistenza altamente qualificata, trovando soluzioni che soddisfano le necessità dei nostri clienti e garantiscono il raggiungimento degli obiettivi in modo economicamente vantaggioso, nel più breve tempo possibile. collaborazioni Ci avvaliamo di collaboratori specializzati nel loro settore, in modo da poter assistere i nostri clienti nella maniera più efficace e opportuna. blog Mi chiamo Daniela Ajese e sono fondatrice dello Studio Ajese & Partners, realtà legale e commerciale con sedi a Venezia, Milano e Padova. Con un team composto da circa quindici professionisti offriamo consulenza e assistenza altamente qualificata in ambito civile e commerciale, con particolare specializzazione in diritto bancario e finanziario, crisi d’impresa e frodi informatiche. Seguiamo da vicino le aziende nella gestione dei crediti deteriorati (NPL), nelle operazioni di cessione del credito e nella... Page not found - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Errore 404: pagina non trovata Torna alla home page Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies I presenti termini e condizioni di utilizzo si applicano a ogni visita e a ogni utilizzo del sito Web di Studio Legale Ajese ("http://www. studioajese. it/"), nonché a tutte le informazioni, ai consigli e/o ai servizi forniti all'utente o reperibili sul sito Web (le "Informazioni"). Utilizzando il presente sito Web, l'utente accetta l'applicabilità di questi Termini di utilizzo. Si precisa che i presenti Termini di utilizzo posso subire variazioni nel tempo. Tali variazioni entrano in vigore dal momento in cui i Termini di utilizzo modificati sono pubblicati sul sito. Si invitano gli utenti del sito Web a consultare regolarmente i Termini di utilizzo per verificarne eventuali modifiche. 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Gabriele Mora Soster - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Avv. Gabriele Mora Soster Avvocato Prev Next Aree di attività prevalente Diritto della crisi d’impresa e procedure concorsuali Diritto bancario Diritto Civile ed Informatico Procedure esecutive mobiliari ed immobiliari Recupero crediti Albi professionali Iscritto all’Albo degli Avvocati di Venezia dal 2010 Lingue straniere Inglese Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailmorasoster@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Avv. Gabriele Mora Soster - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Avv. Gabriele Mora Soster Avvocato Prev Next Aree di attività prevalente Diritto della crisi d’impresa e procedure concorsuali Diritto bancario Diritto Civile ed Informatico Procedure esecutive mobiliari ed immobiliari Recupero crediti Albi professionali Iscritto all’Albo degli Avvocati di Venezia dal 2010 Lingue straniere Inglese Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailmorasoster@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Avv. Daniele Scusello - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Avv. Daniele Scusello Avvocato Prev Next Aree di attività prevalente Diritto bancario e finanziario Diritto civile Diritto commerciale/societario Contrattualistica Recupero crediti Amministratore di sostegno Albi professionali  Iscritto all’Albo degli Avvocati Padova dal 2012 Lingue straniere Inglese Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailscusello@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Avv. Daniele Scusello - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Avv. Daniele Scusello Avvocato Prev Next Aree di attività prevalente Diritto bancario e finanziario Diritto civile Diritto commerciale/societario Contrattualistica Recupero crediti Amministratore di sostegno Albi professionali  Iscritto all’Albo degli Avvocati Padova dal 2012 Lingue straniere Inglese Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailscusello@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. 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Fulvio Inderbitzin Dottore Commercialista e Revisore Legale Contatta Dott.ssa Tayla Nicole Tifi Ajese Praticante Avvocato Contatta Dott. Gianluca Di Spirito Praticante Avvocato Contatta Dott.ssa Angelica Barbato Praticante Avvocato Contatta Dott.ssa Angelica Baldo Assistente di Amministrazione Contatta Elisa Piva Assistente di Segreteria Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies Our 20 years’ professional experience in these areas has made possible for us to provide a qualified legal assistance, by finding legal solutions which could be satisfactory for our clients’ needs and which could secure the achievement of objectives. Studio Avvocati Daniela Ajese Venezia e Mestre | Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca professionisti Avv. Daniela Ajese Founder Partner Contatta Avv. Gabriele Mora Soster Avvocato Contatta Avv. Daniele Scusello Avvocato Contatta Avv. Riccardo Favero Avvocato Contatta Avv. Stefano Artuso Avvocato Contatta Avv. Riccardo Fuso Avvocato Contatta Dott. Fulvio Inderbitzin Dottore Commercialista e Revisore Legale Contatta Dott.ssa Tayla Nicole Tifi Ajese Praticante Avvocato Contatta Dott. 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Daniela Ajese Founder PartnerNext Albi professionali Iscritta all’Albo dei Procuratori Legali di Venezia (ora soppresso) dal 1994 Iscritta all’Albo degli Avvocati di Venezia dal 1996 Iscritta all’Albo Speciale degli Avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Corte di Cassazione ed alle giurisdizioni superiori nel 2009 Titoli professionali Avvocato Specialista in Diritto civile, bancario e dei mercati finanziari ex D.M. 163/2020 Aree di attività prevalenti Diritto bancario e finanziario Diritto civile e commerciale Diritto della proprietà industriale ed intellettuale e diritto d’autore Contenzioso e arbitrati Specialista in diritto di impresa e procedure concorsuali Lingue straniere Inglese   Altre attività Inserita nella lista Lawyers del British Consulate General in Milan Iscritta nell’albo arbitri della Camera Arbitrale Veneziana Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailajese@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies - Priorità di Traduzione: Opzionale Avv. Daniela Ajese - Studio Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca Avv. Daniela Ajese Founder PartnerNext Albi professionali Iscritta all’Albo dei Procuratori Legali di Venezia (ora soppresso) dal 1994 Iscritta all’Albo degli Avvocati di Venezia dal 1996 Iscritta all’Albo Speciale degli Avvocati ammessi al patrocinio dinanzi alla Corte di Cassazione ed alle giurisdizioni superiori nel 2009 Titoli professionali Avvocato Specialista in Diritto civile, bancario e dei mercati finanziari ex D.M. 163/2020 Aree di attività prevalenti Diritto bancario e finanziario Diritto civile e commerciale Diritto della proprietà industriale ed intellettuale e diritto d’autore Contenzioso e arbitrati Specialista in diritto di impresa e procedure concorsuali Lingue straniere Inglese   Altre attività Inserita nella lista Lawyers del British Consulate General in Milan Iscritta nell’albo arbitri della Camera Arbitrale Veneziana Telefono+39 041 961 965 Fax+39 041 961 965 Emailajese@studioajese.it SedeVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Venezia Contatta Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies Ci avvaliamo di collaboratori specializzati nel loro settore, in modo da poter assistere i nostri clienti nella maniera più efficace e opportuna. Assistenza Avvocati Settore Bancario | Studio Legale Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca collaborazioni Dal 2006 lo Studio Legale Ajese ha avviato una collaborazione con la società DATE Consulting s.r.l., con l’obiettivo di fornire una assistenza completa nel settore bancario. La DATE Consulting s.r.l. si occupa di analisi bancarie con software specializzato, ed è in grado di verificare con precisione la natura dei rapporti bancari e contrattuali stipulati da privati e aziende con i vari istituti di credito. https://www.dateconsulting.it/ Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. Lorenzo in Lucina, 4 • 00186 • Roma Sede di PadovaVia Carlo Rezzonico, 6 • 35131 • Padovatel: +39 049 730 89 80 Privacy Policy • Cookie Policy • Preferenze Cookies We have established partnerships with collaborators specialised in different areas, to provide high and optimum level of legal assistance to our clients. Assistenza Avvocati Settore Bancario | Studio Legale Ajese Home lo studio studio Ajese professionisti collaborazioni blog specializzazioni recruiting rassegna stampa leggi e sentenze contatti area riservata Cerca collaborazioni Dal 2006 lo Studio Legale Ajese ha avviato una collaborazione con la società DATE Consulting s.r.l., con l’obiettivo di fornire una assistenza completa nel settore bancario. La DATE Consulting s.r.l. si occupa di analisi bancarie con software specializzato, ed è in grado di verificare con precisione la natura dei rapporti bancari e contrattuali stipulati da privati e aziende con i vari istituti di credito. https://www.dateconsulting.it/ Sede di VeneziaVia Bruno Maderna, 7 • 30174 • Veneziatel: +39 041 96 19 65 Sede di MilanoForo Buonaparte, 46 • 20121 • Milanotel: +39 02 87 19 80 68 Sede di RomaPiazza di S. 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Contattaci per un primo appuntamento, per richiedere un preventivo, per approfondire nel dettaglio tutti i nostri servizi e per ogni altra informazione sullo Studio. Nome e cognome * Tel. /Cel. Mail* —Seleziona un'opzione—Avv. Daniela AjeseAvv. Gabriele Mora SosterAvv. Daniele ScuselloReferente Messaggio Dichiaro di aver preso visione dell'informativa sulla privacy Contact us to make an appointment, to ask for an estimate, to know all about our services and to get all informations you need about the Firm. Name and Surname * Phone number Email* —Seleziona un'opzione—Avv. Daniela AjeseAvv. Gabriele Mora SosterAvv. Daniele ScuselloAvv. Nicola PierroRepresentative Message I acknowledge receipt of the information set forth in article 13 of the Legislative Decree 30 June 2003, n. 196 (the Code) pursuant to article 23 of the Code. ## Articoli - Categorie: Antiriciclaggio, blog, Diritto bancario - Tag: adeguata verifica, antiriciclaggio, approccio basato sul rischio, case study, compliance, difesa legale, Dipartimento del Tesoro, notariato, operazioni sospette, strategia difesa - Priorità di Traduzione: Opzionale Il Dipartimento del Tesoro, esaminati gli atti e le difese presentate, ha disposto l’archiviazione del procedimento relativo agli obblighi di adeguata verifica e di segnalazione delle operazioni sospette Il procedimento amministrativo in materia di antiriciclaggio seguito da Studio Ajese & Partners si è concluso con un esito pienamente favorevole per il professionista assistito. All’esito dell’esame degli atti acquisiti al fascicolo, il Dipartimento del Tesoro – Direzione prevenzione e contrasto dell’utilizzo del sistema finanziario per fini illeciti – ha infatti comunicato formalmente di aver disposto l’archiviazione del procedimento. Il risultato assume particolare rilievo perché le contestazioni originariamente formulate riguardavano due ambiti centrali della normativa antiriciclaggio: il presunto mancato corretto assolvimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela; la presunta omissione della segnalazione di operazioni sospette. Le sanzioni astrattamente applicabili erano particolarmente rilevanti: da euro 2. 500 a euro 50. 000 per le contestazioni relative all’adeguata verifica e da euro 30. 000 a euro 300. 000 per quelle concernenti l’omessa segnalazione. L’archiviazione conferma l’importanza di una difesa tecnica, tempestiva e analiticamente documentata, capace di ricostruire non soltanto gli adempimenti formalmente eseguiti, ma soprattutto il procedimento valutativo concretamente seguito dal professionista. L’antiriciclaggio non può essere applicato attraverso automatismi La normativa antiriciclaggio attribuisce ai notai, agli avvocati, ai commercialisti e agli altri soggetti obbligati un ruolo fondamentale nella prevenzione dell’utilizzo del sistema economico e finanziario per finalità illecite. Tali obblighi, tuttavia, devono essere applicati nel rispetto del principio dell’approccio basato sul rischio. Ciò significa che non ogni operazione immobiliare che presenti elementi particolari richiede... - Categorie: blog, Crisi d’impresa, Diritto bancario - Tag: banche, Cassazione, contenzioso bancario, crisi d'impresa, Decreto Liquidità, finanziamenti Covid, finanziamento nullo, Fondo Centrale di Garanzia, insolvenza, liquidazione-giudiziale, ristrutturazione, TUB - Priorità di Traduzione: Opzionale Commento alla sentenza della Corte di Cassazione, Sez. I Civile, 11 giugno 2026, n. 19264 Una decisione destinata a incidere sul contenzioso dei finanziamenti Covid garantiti dallo Stato Con la sentenza n. 19264 dell’11 giugno 2026, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione affronta uno dei temi più delicati emersi dopo la pandemia: la validità dei finanziamenti Covid assistiti dalla garanzia del Fondo Centrale di Garanzia quando concessi a imprese già in grave crisi. La pronuncia assume particolare rilievo perché chiarisce che la mera violazione del principio di sana e prudente gestione bancaria non determina automaticamente la nullità del contratto di finanziamento. Tuttavia, la nullità può sussistere quando tale violazione si accompagni alla commissione di illeciti penalmente rilevanti, come l’aggravamento del dissesto o l’indebita percezione di erogazioni pubbliche. Si tratta di un principio destinato ad avere importanti ricadute sia sulle procedure concorsuali sia sulle responsabilità degli istituti di credito. I fatti La vicenda trae origine dall’ammissione al passivo della liquidazione giudiziale di Alba S. r. l. Banca Monte dei Paschi di Siena aveva richiesto l’ammissione di un credito di oltre 25. 000 euro derivante da un finanziamento chirografario concesso nel giugno 2020 ai sensi dell’art. 13 del D. L. 23/2020 (“Decreto Liquidità”), integralmente garantito dal Fondo Centrale di Garanzia. Il giudice delegato aveva respinto la domanda ritenendo nullo il contratto di finanziamento. Secondo il Tribunale di Massa: il finanziamento era stato concesso a un’impresa già in grave stato di crisi; la banca era perfettamente consapevole delle difficoltà economiche del... - Categorie: blog, Crisi d’impresa, Diritto societario - Tag: amministratore di fatto, amministratori s.r.l., art. 2476 c.c., danno risarcibile, debito, obblighi fiscali amministratore, responsabilità, responsabilità amministratori, soci, soci responsabili - Priorità di Traduzione: Opzionale La Corte d’Appello di Bologna chiarisce i presupposti della responsabilità gestoria e il ruolo del socio che autorizza atti dannosi per la società La responsabilità degli amministratori di società a responsabilità limitata non riguarda soltanto le ipotesi più evidenti di mala gestio, ma può estendersi anche alle conseguenze patrimoniali derivanti dall’insorgenza di debiti provocati da condotte omissive o negligenti. Con la sentenza n. 442 del 29 febbraio 2024, la Corte d’Appello di Bologna, Sezione III, ha affrontato alcuni profili di particolare interesse in materia di responsabilità degli amministratori e dei soci di S. r. l. , soffermandosi su tre aspetti centrali: la risarcibilità del danno derivante da un debito sorto in capo alla società, anche se non ancora pagato; la responsabilità dell’amministratore per l’omesso adempimento di obblighi gestori, fiscali e conservativi; la responsabilità del socio di S. r. l. che abbia intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società. La decisione offre indicazioni utili per comprendere quando una condotta gestoria possa determinare un pregiudizio patrimoniale risarcibile e quali siano i limiti entro cui anche il socio può essere chiamato a rispondere insieme all’amministratore. Il caso esaminato dalla Corte La vicenda trae origine dall’azione promossa dal fallimento di una S. r. l. nei confronti dell’ex amministratore e di un soggetto ritenuto amministratore di fatto, al fine di ottenere il risarcimento dei danni derivanti da diverse condotte di gestione. In primo grado, il Tribunale aveva accolto solo parzialmente la domanda nei confronti dell’amministratore formale, condannandolo al risarcimento di... - Categorie: blog, Contratti finanziari, Real Estate - Tag: consulenza, due diligence immobiliare, investimenti immobiliari, leasing, leasing immobiliare, mutuo, real estate finance, sale & lease back, strategie, vantaggi - Priorità di Traduzione: Opzionale Real Estate Finance: molto più di un semplice finanziamento Nel mercato immobiliare moderno, il Real Estate Finance rappresenta l’insieme degli strumenti finanziari e giuridici che consentono di acquisire, sviluppare, valorizzare o rifinanziare immobili destinati ad attività imprenditoriali o di investimento. Per imprese, società immobiliari e investitori, la scelta della struttura finanziaria è spesso determinante quanto la qualità dell’immobile stesso. Una corretta pianificazione permette infatti di ottimizzare la liquidità, contenere il rischio e migliorare il rendimento dell’investimento. Tra gli strumenti maggiormente utilizzati rientrano: mutui ipotecari; leasing immobiliare; sale & lease back; finanziamenti per operazioni di sviluppo immobiliare; operazioni di refinancing. Ogni soluzione presenta caratteristiche fiscali, civilistiche e finanziarie differenti che richiedono un’attenta valutazione preventiva. Il leasing immobiliare: come funziona Il leasing immobiliare è un contratto attraverso il quale una società di leasing acquista un immobile scelto dall’utilizzatore e glielo concede in godimento dietro pagamento di canoni periodici. Alla scadenza del contratto l’utilizzatore può: riscattare l’immobile pagando il prezzo prestabilito; restituire il bene; valutare eventuali soluzioni alternative previste contrattualmente. Si tratta di uno strumento particolarmente apprezzato dalle imprese che intendono preservare la propria capacità di investimento senza immobilizzare immediatamente ingenti risorse finanziarie. I vantaggi del leasing immobiliare Tra i principali benefici si possono evidenziare: Maggiore flessibilità finanziaria Il leasing consente di distribuire il costo dell’investimento nel tempo, preservando liquidità da destinare allo sviluppo dell’attività. Pianificazione dei flussi di cassa I canoni sono predeterminati e consentono una programmazione finanziaria più efficiente. Benefici fiscali Nei casi previsti dalla normativa vigente, il leasing può offrire... - Categorie: blog, Diritto societario, Diritto tributario - Tag: Agenzia delle Entrate, aumento di capitale, Cassazione, clausole contrattuali, contabilizzazione, debito, fondo perduto, patrimonio netto, soci, versamenti soci - Priorità di Traduzione: Opzionale La Cassazione chiarisce gli effetti della mancata esecuzione dell’aumento di capitale programmato Con l’ordinanza n. 9629 del 15 aprile 2026, la Corte di Cassazione è intervenuta su una questione particolarmente rilevante nella gestione delle società di capitali: il trattamento dei versamenti effettuati dai soci in conto futuro aumento di capitale quando l’operazione programmata non viene successivamente perfezionata. La pronuncia offre importanti indicazioni sia per le imprese sia per i soci finanziatori, chiarendo quando le somme versate entrano definitivamente nel patrimonio della società e quando, invece, devono essere restituite. Cosa sono i versamenti in conto futuro aumento di capitale Nella prassi societaria è frequente che i soci effettuino apporti finanziari destinati a sostenere una società in attesa di una futura operazione di rafforzamento patrimoniale. Si tratta dei cosiddetti "versamenti in conto futuro aumento di capitale", ossia somme conferite con la specifica finalità di essere imputate ad un successivo aumento del capitale sociale. La caratteristica essenziale di tali versamenti è la presenza di un preciso vincolo di destinazione: le somme non vengono attribuite definitivamente alla società, ma sono destinate a diventare capitale soltanto nel momento in cui l’aumento viene effettivamente deliberato e sottoscritto. Il caso esaminato dalla Corte La vicenda riguardava una società che aveva deliberato di partecipare alla ricapitalizzazione di una propria partecipata mediante rinuncia ad un credito vantato nei confronti di quest’ultima. L’operazione era espressamente subordinata all’approvazione dell’aumento di capitale entro una determinata data. Tuttavia, l’aumento non veniva mai deliberato. Nonostante ciò, la società aveva mantenuto in bilancio l’incremento del... - Categorie: blog, Crisi d’impresa, Diritto bancario - Tag: banche, Cassazione, concessione abusiva del credito, contenzioso bancario, continuita aziendale, crisi aziendale, crisi-dimpresa, finanziamento nullo, impresa insolvente, insolvenza, irripetibilità, PMI, ristrutturazione - Priorità di Traduzione: Opzionale Una svolta nella disciplina della concessione abusiva del credito La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 7134 del 17 marzo 2026 introduce un principio destinato a incidere profondamente sui rapporti tra sistema bancario, imprese in crisi e procedure concorsuali. Secondo la Suprema Corte, il finanziamento erogato a un’impresa già in stato di decozione, quando sia privo di concrete prospettive di risanamento e finalizzato esclusivamente a procrastinare l’emersione dell’insolvenza, può essere considerato nullo. Ancora più rilevante è la conseguenza individuata dai giudici: la banca potrebbe perdere il diritto alla restituzione delle somme erogate. Si tratta di un approdo che supera la tradizionale impostazione della “concessione abusiva del credito” quale mera fonte di responsabilità risarcitoria e apre scenari nuovi per gli operatori economici e gli organi delle procedure. Quando il finanziamento diventa illecito La Cassazione non afferma che ogni finanziamento a un’impresa in difficoltà sia illegittimo. Al contrario, il sostegno finanziario costituisce uno strumento essenziale per il risanamento aziendale e trova riconoscimento anche nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. La nullità emerge soltanto quando ricorrono circostanze particolarmente gravi: l’impresa versa già in una situazione di insolvenza irreversibile; il finanziatore è consapevole, o avrebbe dovuto esserlo, dello stato di decozione; non esiste un serio progetto di risanamento; il credito viene concesso soltanto per mantenere artificialmente in vita l’attività e ritardare l’apertura delle procedure concorsuali. In tali ipotesi il finanziamento non assolve più una funzione economica lecita, ma contribuisce ad aggravare il dissesto e a pregiudicare gli interessi dei creditori. La funzione... - Categorie: blog, Contratti finanziari, Diritto bancario - Tag: ammortamento, ammortamento alla francese, anatocismo, banche, Cassazione, clausole contrattuali, contenzioso bancario, contratti di mutuo, mutui, obblighi informativi, piano di ammortamento, rimborso interessi, tan tae, trasparenza, trasparenza bancaria, tutela del correntista - Priorità di Traduzione: Opzionale La sentenza del Tribunale di Salerno, Sez. III, del 22 maggio 2026 si inserisce nel consolidato dibattito giurisprudenziale relativo alla legittimità del piano di ammortamento “alla francese” e, soprattutto, agli obblighi di trasparenza gravanti sugli intermediari bancari nella fase genetica del rapporto contrattuale. La decisione conferma un orientamento sempre più attento non tanto alla struttura matematica del piano di rimborso in sé considerata, quanto alla concreta intelligibilità delle condizioni economiche applicate al cliente e alla piena conoscibilità degli effetti derivanti dalla capitalizzazione composta degli interessi. Il nodo centrale: il piano “alla francese” non è illegittimo in astratto La giurisprudenza più recente appare ormai orientata nel ritenere che il sistema di ammortamento “alla francese” non determini automaticamente anatocismo illecito né violazione dell’art. 1283 c. c. Il punto critico diventa, piuttosto, un altro:la necessità che il mutuatario sia posto nelle condizioni di comprendere in modo chiaro: il criterio finanziario adottato; le modalità di imputazione delle rate; l’incidenza della quota interessi nelle prime fasi del rimborso; il costo effettivo del finanziamento nel suo complesso. In tale prospettiva, il tema si sposta dalla mera legittimità tecnica del metodo di ammortamento alla verifica della trasparenza sostanziale del contratto bancario. Trasparenza e determinatezza delle condizioni economiche La pronuncia del Tribunale di Salerno si colloca nel solco di quell’orientamento che valorizza: la determinatezza o determinabilità delle clausole economiche; la chiarezza dell’informazione precontrattuale; la comprensibilità del piano di ammortamento; il dovere dell’intermediario di rendere effettivamente intellegibili gli effetti finanziari del contratto. Il tema assume particolare rilievo nei contratti... - Categorie: blog, Crisi d’impresa - Tag: concordato preventivo, continuità aziendale, corte costituzionale, crisi d'impresa, esdebitazione, fresh-start, insolvenza, liquidazione-giudiziale, procedure di crisi, ristrutturazione - Priorità di Traduzione: Opzionale Con la sentenza n. 74 del 12 maggio 2026, la Corte costituzionale interviene su un tema di grande rilievo pratico nel diritto della crisi d’impresa: il momento in cui il debitore può chiedere l’esdebitazione dopo la chiusura della liquidazione giudiziale. La decisione chiarisce un punto che negli ultimi anni aveva generato dubbi interpretativi e orientamenti non sempre uniformi nei tribunali: il debitore non è obbligato ad attendere ulteriori termini dopo la chiusura della procedura, ma può presentare l’istanza di esdebitazione anche immediatamente dopo, purché ciò avvenga nell’ambito della medesima procedura concorsuale. Il nodo interpretativo dell’articolo 281 del Codice della crisi La questione riguardava l’interpretazione dell’articolo 281, comma 1, del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, secondo cui il tribunale provvede sulla domanda di esdebitazione “contestualmente” alla chiusura della liquidazione giudiziale. Proprio il significato del termine “contestualmente” aveva dato luogo a dubbi: secondo una lettura restrittiva, l’istanza avrebbe dovuto essere proposta necessariamente prima della chiusura della procedura; secondo un’interpretazione più ampia, invece, sarebbe stato sufficiente che la domanda fosse esaminata nel quadro della stessa procedura, anche se depositata subito dopo la chiusura formale. La Corte costituzionale ha aderito a questa seconda interpretazione. La decisione della Corte costituzionale Con la sentenza n. 74/2026, la Corte ha escluso che la norma violi l’articolo 76 della Costituzione, affermando che il legislatore delegato non ha ecceduto i limiti della delega. Secondo la Corte, il riferimento alla dichiarazione di esdebitazione “contestualmente” alla chiusura della procedura deve essere inteso in senso logico-funzionale e non rigidamente cronologico. In... - Categorie: blog, Contratti finanziari, Diritto bancario, Diritto delle garanzie, Tutela consumatori - Tag: Cassazione, ius variandi, ius variandi bancario, tassi - Priorità di Traduzione: Opzionale La modifica unilaterale delle condizioni contrattuali nei rapporti bancari rappresenta da sempre un tema delicato, perché incide sull’equilibrio del rapporto tra banca e cliente. Con l’ordinanza n. 10460, depositata il 21 aprile 2026, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha affrontato un profilo di particolare rilievo: quando una variazione dei tassi applicati al conto corrente deve considerarsi peggiorativa e, quindi, soggetta alle garanzie previste dall’art. 118 del Testo Unico Bancario. La pronuncia riguarda il caso di un conto corrente stipulato nel 2005, nel quale la banca aveva applicato nel tempo tassi inferiori rispetto a quelli originariamente pattuiti, per poi aumentarli nuovamente. La questione centrale era stabilire se la banca potesse rialzare i tassi fino al limite previsto dal contratto originario senza rispettare la procedura dell’art. 118 TUB, oppure se anche tale rialzo dovesse considerarsi una modifica peggiorativa rispetto alle condizioni più favorevoli applicate nel corso del rapporto. Che cos’è lo ius variandi nei contratti bancari Lo ius variandi è il potere, previsto dalla legge e disciplinato dal contratto, che consente alla banca di modificare unilateralmente alcune condizioni del rapporto. Si tratta però di un potere eccezionale, perché deroga al principio generale previsto dall’art. 1372 c. c. , secondo cui il contratto ha forza di legge tra le parti e non può essere modificato unilateralmente da uno solo dei contraenti. Per questo motivo, l’art. 118 TUB pone limiti precisi: la facoltà di modifica deve risultare dal contratto, deve sussistere un giustificato motivo, la comunicazione al cliente deve contenere in... - Categorie: blog, Contratti finanziari, Diritto bancario, Tutela consumatori - Tag: corte d'appello di venezia, derivati - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando il contratto non indica in modo chiaro criteri di calcolo, valore di mercato e presupposti negoziali, l’impresa può contestarne la validità e ottenere la restituzione delle somme pagate: una recente decisione della Corte d’Appello di Venezia torna sul tema dei derivati e della determinatezza delle clausole contrattuali nei rapporti bancari. Con sentenza deliberata il 19 marzo 2026, la Prima Sezione civile della Corte d’Appello di Venezia ha accolto l’appello proposto da una società immobiliare veneziana, assistita dall’avv. Daniela Ajese, e ha riformato la decisione di primo grado, dichiarando la nullità di due contratti derivati, stipulati rispettivamente nel 2006 e nel 2011, con condanna della banca alla restituzione di euro 211. 907,94, oltre interessi. La decisione affronta due profili distinti ma strettamente collegati: da un lato il rapporto di conto corrente, dall’altro la validità dei contratti derivati sottoscritti dalla società. Il passaggio più rilevante riguarda proprio questi ultimi e conferma un principio ormai centrale nella giurisprudenza bancaria: il contenuto del contratto deve risultare chiaro, determinato e verificabile, soprattutto quando disciplina strumenti finanziari complessi. Il ricalcolo del conto corrente e la nullità di alcune commissioni Nel giudizio, la Corte ha esaminato anche il saldo del conto corrente intestato alla società. In questo ambito ha disposto il ricalcolo del rapporto, escludendo alcune commissioni di massimo scoperto ritenute nulle perché formulate in termini indeterminati. All’esito del nuovo conteggio, il saldo è stato rideterminato in euro 95. 105,48 a debito della correntista. Questo passaggio si inserisce nel consolidato orientamento secondo cui, nei rapporti bancari,... - Categorie: blog, Contratti finanziari, Crisi d’impresa, Diritto delle garanzie, Diritto societario - Tag: concordato preventivo, misure protettive, soci, soci responsabili - Priorità di Traduzione: Opzionale Nelle società di persone, la tutela prevista dal Codice della crisi può estendersi anche al patrimonio dei soci illimitatamente responsabili, quando la proroga delle misure protettive risulta necessaria per la stabilità della procedura e non determina un pregiudizio apprezzabile per i creditori. Con decreto dell’8 aprile 2026, il Tribunale di Venezia ha affrontato un tema di particolare interesse nell’ambito delle procedure di regolazione della crisi: la possibilità di prorogare le misure protettive non solo sul patrimonio della società, ma anche su quello dei soci illimitatamente responsabili. Il provvedimento si inserisce nel contesto di una procedura di concordato preventivo già aperta e prende posizione su un profilo molto rilevante per le società di persone. Il Collegio ha esaminato l’istanza di proroga proposta dopo l’apertura del concordato preventivo, rilevando che la domanda riguardava la prosecuzione delle misure protettive ex art. 54, comma 2, CCII, già confermate in precedenza, con richiesta di estensione anche al patrimonio dei soci illimitatamente responsabili. Secondo quanto emerge dal decreto, la società aveva evidenziato che, in assenza di proroga, vi sarebbe stato un serio pregiudizio per il buon esito della procedura. Gli elementi valorizzati dal Tribunale Nel motivare la decisione, il Tribunale ha attribuito rilievo a una serie di circostanze concrete. In particolare, il provvedimento richiama il parere favorevole espresso dal Commissario giudiziale e sottolinea che la proposta concordataria prevedeva la messa a disposizione dei creditori di una somma derivante dalla vendita stragiudiziale di immobili riconducibili ai soci illimitatamente responsabili. Il decreto segnala inoltre una questione relativa all’opponibilità... - Categorie: blog, Crisi d’impresa - Priorità di Traduzione: Opzionale Perché la sospensione delle azioni esecutive sui beni dei soci coobbligati può risultare coerente con la composizione negoziata, quando quei beni entrano in una strategia ordinata di realizzo nell’interesse dei creditori La composizione negoziata nasce per creare uno spazio di trattativa protetta, nel quale l’impresa può cercare una soluzione alla crisi senza subire, nell’immediato, la disgregazione del proprio patrimonio. Il Codice della crisi, infatti, consente all’imprenditore di chiedere misure protettive che bloccano le iniziative esecutive e cautelari sul suo patrimonio e sui beni con cui esercita l’attività d’impresa; poi affida al tribunale il compito di confermarle, modificarle o revocarle, dopo avere sentito le parti, l’esperto e anche i terzi quando la misura incide sui loro diritti. La logica è chiara: la protezione non serve a congelare il conflitto in astratto, ma a rendere concretamente possibile una trattativa seria e finalizzata al risanamento. Dentro questo quadro si colloca una questione molto delicata: fino a che punto il perimetro della protezione può estendersi oltre il patrimonio sociale, per raggiungere anche quello personale dei soci garanti o dei coobbligati solidali per le medesime esposizioni? La risposta che emerge dalla giurisprudenza più recente non è di chiusura, ma neppure di automatica apertura. L’estensione non discende in modo meccanico dalla sola esistenza di una fideiussione o di una coobbligazione; richiede, invece, che il coinvolgimento del patrimonio personale del socio risulti funzionale, in modo concreto e dimostrabile, alla manovra di risanamento. Un primo approdo significativo si trova nel provvedimento del Tribunale di Venezia del 6 febbraio... - Categorie: blog, Crisi d’impresa - Tag: composizione negoziata, misure cautelari, misure protettive - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando restano da finalizzare accordi con i creditori o la transazione fiscale, la fase finale della composizione negoziata rischia di bloccarsi proprio “sul traguardo”: un’ordinanza del Tribunale di Lanciano chiarisce come gestire il tempo che manca e quali presupposti servono per ottenere tutela sul patrimonio senza snaturare la procedura. Perché il tema conta nella pratica Nella composizione negoziata, molte situazioni si chiudono a ridosso della scadenza: pagamenti collegati ad accordi già raggiunti, liberazione di garanzie, passaggi formali con l’autorità fiscale, deposito dell’accordo conclusivo. Se, in questa finestra, un creditore avvia (o prosegue) azioni esecutive/cautelari, oppure una banca compensa somme su conto, l’impresa rischia di perdere liquidità “funzionale” alla chiusura del percorso negoziale. Proprio su questo snodo interviene un provvedimento recente. Il quadro: misure protettive, misure cautelari e ruolo dell’esperto La normativa distingue: misure protettive, che mirano a evitare iniziative dei creditori capaci di compromettere le trattative; provvedimenti cautelari, che il Tribunale può modellare in modo “mirato” sul singolo rischio (per esempio, su specifiche somme o verso determinati creditori). L’esperto ha un ruolo di regia e controllo del percorso negoziale e, in presenza di condizioni specifiche, può compiere attività conclusive dell’incarico anche quando la procedura è vicina alla scadenza o l’ha appena superata, purché quelle attività restino collegate alla chiusura effettiva delle intese. Cosa ha deciso Tribunale di Lanciano (ordinanza 29 gennaio 2026) Nel caso esaminato, l’impresa aveva già impostato un percorso di risanamento con operazioni straordinarie (dismissioni/continuità/progetti societari) e aveva quasi completato le trattative; tuttavia, nella fase finale emergeva un... - Categorie: blog, Diritto bancario, Tutela consumatori - Tag: contenzioso bancario, trasparenza bancaria, tutela del correntista - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando il correntista contesta interessi, commissioni e oneri applicati sul conto, il punto decisivo non riguarda solo la validità delle clausole contrattuali, ma anche il metodo con cui si ricostruisce il rapporto. Una recente sentenza del Tribunale di Venezia chiarisce i limiti dell’art. 119 TUB, distingue tra rimesse solutorie e ripristinatorie e ribadisce che, prima di valutare la prescrizione, occorre eliminare dal conto tutte le competenze illegittime. Con sentenza del 17 febbraio 2026, il Tribunale di Venezia, prima sezione civile, ha affrontato una controversia relativa a un rapporto di conto corrente con aperture di credito, nel quale il correntista contestava l’applicazione di interessi anatocistici, tassi ultra-legali, commissioni di massimo scoperto e altre spese ritenute non pattuite o comunque illegittime. All’esito del giudizio, il Tribunale ha accolto le domande formulate dal nostro Studio nei limiti indicati in motivazione, ha disposto la rideterminazione del saldo e ha posto a carico della banca le spese di lite e i costi della CTU. Il caso: cosa contestava il correntista La causa nasce dalla domanda di un cliente bancario che chiedeva di accertare l’illegittimità di vari addebiti annotati sul conto e di ricostruire correttamente il dare-avere tra le parti. In particolare, la contestazione riguardava condizioni economiche applicate nel corso del rapporto che, secondo l’attore, non trovavano adeguato fondamento contrattuale oppure risultavano contrarie alla disciplina bancaria. Il giudizio si inserisce nel solco delle liti in materia di conto corrente, nelle quali il tema centrale non è soltanto la nullità di singole clausole, ma soprattutto la corretta... - Categorie: blog, Crisi d’impresa, Recupero crediti - Tag: concordato preventivo, continuità aziendale, crisi d'impresa, insolvenza, ristrutturazione - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando una classe vota contro: cosa significa “cram down” nel concordato in continuità e quali regole guidano la distribuzione del valore tra creditori privilegiati, privilegiati incapienti e chirografari. Una recente decisione della Corte d'Appello di Milano (sentenza depositata il 24 marzo 2025) offre indicazioni operative molto rilevanti per chi prepara o valuta un concordato preventivo in continuità aziendale, soprattutto quando una o più classi di creditori esprimono dissenso e il debitore chiede l’omologazione “forzata” tramite cram down trasversale ai sensi dell’art. 112 CCII. Il nodo affrontato dalla Corte riguarda un tema pratico e spesso decisivo: come si applica la regola della priorità relativa (RPR) nella distribuzione del valore eccedente quello di liquidazione e, in particolare, se e come si possano differenziare i trattamenti tra: creditori chirografari ab origine (tipicamente banche e finanziarie prive di prelazione), e creditori assistiti da privilegio che, per incapienza dell’attivo, degradano (in tutto o in parte) al chirografo. Il caso in sintesi Nel procedimento esaminato, il debitore aveva presentato domanda di accesso a uno strumento di regolazione della crisi e poi una proposta di concordato preventivo in continuità diretta, con suddivisione dei creditori in 12 classi. All’esito del voto, una classe (quella degli istituti finanziari) aveva espresso dissenso. Il debitore ha chiesto ugualmente l’omologazione invocando l’art. 112, comma 2, CCII (cram down). Il tribunale di primo grado ha rigettato l’omologa ritenendo non rispettato, tra gli altri, il requisito dell’art. 112, comma 2, lett. b), perché la classe dissenziente riceveva un trattamento ritenuto inferiore rispetto ad altre... - Categorie: blog - Priorità di Traduzione: Opzionale Il riconoscimento conferito dal Consiglio Nazionale Forense attesta un percorso fondato su requisiti rigorosi di esperienza, continuità professionale e aggiornamento in un ambito tecnico come il diritto bancario e dei mercati finanziari. Che cosa significa il titolo di avvocato specialista Il titolo di avvocato specialista non rappresenta una semplice qualifica formale, ma un riconoscimento che presuppone la verifica di specifici requisiti previsti dalla disciplina professionale. Nel mese di febbraio 2026, l’Avv. Daniela Ajese ha ricevuto il conferimento del titolo di avvocato specialista nel settore del diritto civile, con indirizzo in diritto bancario e dei mercati finanziari, a seguito del procedimento previsto dalla normativa di riferimento e della valutazione di idoneità espressa dalla commissione competente. Il provvedimento del Consiglio Nazionale Forense reca data 18 febbraio 2026 e richiama il giudizio positivo formulato il 19 gennaio 2026 dalla Commissione per il settore del diritto civile.  Per il conferimento di tale titolo il Consiglio Nazionale Forense ha accertato la sussistenza delle condizioni richieste dalla normativa vigente, con particolare riferimento al settore del diritto civile e allo specifico indirizzo del diritto bancario e dei mercati finanziari. Si tratta di un ambito che richiede competenze tecniche approfondite, sia nella fase di analisi dei rapporti tra banca e cliente, sia nell’attività giudiziale e stragiudiziale che riguarda, tra l’altro, conti correnti, affidamenti, interessi, commissioni, segnalazioni, contratti bancari e strumenti finanziari. Si stima che solo lo 0,5% degli avvocati iscritti negli ordini professionali del nostro paese sia insignito di tale titolo. Il provvedimento del Consiglio Nazionale Forense Il... - Categorie: blog, Contratti finanziari, Diritto bancario - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando la rata “torna”, ma il tasso no: cosa significa (davvero) la differenza tra TAN e TAE Nel mutuo e nel finanziamento rateale, il contratto indica quasi sempre il TAN (tasso annuo nominale) e spesso indica anche il TAEG, che ingloba costi e oneri. Molto più raramente, però, il cliente trova scritto in modo chiaro anche il TAE (tasso annuo effettivo “puro”), cioè il tasso che emerge dal regime di calcolo applicato nel piano di ammortamento. La differenza conta, perché in concreto può verificarsi una situazione particolare: il contratto indica un TAN, ma il meccanismo di calcolo produce un tasso effettivo (TAE) più alto, senza che il cliente lo possa ricostruire con immediatezza dai documenti consegnati. Su questo tema si colloca una decisione della Corte d’Appello di Bari, deliberata il 16 gennaio 2026, che affronta il nodo della trasparenza del tasso effettivamente applicato nei piani “alla francese”. Il caso deciso: CTU sul regime di capitalizzazione e confronto tra TAN e TAE Nel giudizio di appello, la Corte ricostruisce una contestazione tipica: i debitori lamentano che, a parità di dati di partenza (capitale, durata, tasso nominale), formule diverse di matematica finanziaria producono importi di interessi diversi e rendono “incerto” il tasso effettivo. Per chiarire il punto, la Corte dispone una consulenza tecnica (ordinanza 22. 10. 2024) con quesiti mirati: verificare se il regime di capitalizzazione applicato ai piani sia semplice o composto; verificare se il regime composto e il tasso effettivo risultante siano chiaramente determinati/individuabili in contratto; confrontare, in caso negativo,... - Categorie: Contratti finanziari, Diritto bancario, rassegna stampa - Tag: trasparenza, tutela - Priorità di Traduzione: Opzionale Derivati nulli, la banca condannata a pagare anche gli interessi. Costi e criteri poco chiari. Derivati nulli, la banca condannata a pagare anche gli interessi. - Categorie: blog, Contratti finanziari - Priorità di Traduzione: Opzionale Dopo la sentenza del 2021, il rinvio pregiudiziale del Tribunale di Siracusa riapre tre nodi: prova oltre il 2005, fideiussioni specifiche e decadenza ex art. 1957 c. c. Negli ultimi anni molti contenziosi tra banche e garanti ruotano attorno alle fideiussioni predisposte sullo “Schema ABI” e, in particolare, alla compatibilità di alcune clausole con la normativa antitrust. Il tema non riguarda soltanto la validità (totale o parziale) della garanzia, ma soprattutto gli effetti pratici che l’eventuale nullità produce nel rapporto tra creditore e fideiussore: in altre parole, quando e come il garante può ottenere una liberazione effettiva. Cosa si intende per fideiussioni conformi allo “Schema ABI” Con “Schema ABI” si indica un modello contrattuale diffuso nella prassi bancaria, predisposto dall’Associazione Bancaria Italiana e utilizzato (con varianti) per fideiussioni “omnibus” e, in molti casi, anche per fideiussioni “specifiche”. Nel 2005, il Provvedimento n. 55 della Banca d'Italia ha ritenuto anticoncorrenziali (se applicate in modo uniforme) alcune previsioni dello schema, individuandole in tre articoli del modello (artt. 2, 6 e 8). Cosa hanno chiarito le Sezioni Unite nel 2021 Nel 2021 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno composto i contrasti più rilevanti affermando un principio che oggi rappresenta il punto fermo della materia: la nullità, di regola, è parziale e colpisce solo le clausole del contratto “a valle” che riproducono quelle già censurate, salvo che emerga una diversa volontà delle parti tale da incidere sull’assetto complessivo del contratto. Questo passaggio ha ridotto l’area della “nullità totale”, ma non ha chiuso... - Categorie: blog, Crisi d’impresa - Tag: banche, Codice della crisi, composizione negoziata, CRO, misure cautelari, misure protettive, piano di risanamento - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando lo squilibrio economico-finanziario entra in azienda, la differenza non la fa l’allarme “tardivo”, ma la capacità di governare il tempo, costruire un piano credibile e gestire correttamente i rapporti bancari, anche attraverso strumenti come misure protettive e cautelari e, nei casi opportuni, il supporto di un CRO. Il Codice della crisi come “terreno operativo quotidiano” Negli ultimi anni la gestione della crisi ha smesso di essere un evento raro o “eccezionale”. Oggi molte imprese attraversano fasi di tensione finanziaria che richiedono scelte rapide e coordinate: liquidità, scadenze, fornitori, banche, continuità aziendale. Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII) ha consolidato questo cambio di prospettiva e ha costruito un sistema orientato alla prevenzione e alla gestione tempestiva della crisi, con strumenti negoziali e giudiziali, aggiornati anche da successivi interventi normativi. In questo quadro, l’impresa non “subisce” la crisi: la governa. E la governa soprattutto su tre assi: tempo, qualità del piano, dinamiche bancarie. 1) Governare il tempo: la variabile che decide la direzione Nella pratica, molte crisi peggiorano perché l’impresa interviene troppo tardi: quando il debito scaduto cresce, la fiducia del mercato si riduce e le banche irrigidiscono le linee. Il CCII insiste su un punto chiave: intercettare per tempo i segnali e attivarsi senza indugio. Lo fa anche attraverso l’obbligo di adottare misure e assetti idonei a cogliere tempestivamente lo stato di crisi e a reagire. Perché il tempo conta (davvero) Quando l’impresa agisce “in finestra utile”: preserva margini di manovra (soprattutto sulla cassa); mantiene più opzioni negoziali... - Categorie: blog, Contratti finanziari, Crisi d’impresa, Diritto delle garanzie - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando la società non riesce più a pagare regolarmente: doveri dell’organo amministrativo e profili di responsabilità se si ritarda l’accesso alla Liquidazione Giudiziale 1) Il problema: continuare a “stare in liquidazione” (o a gestire) mentre l’impresa è insolvente Nella pratica, il rischio nasce quando l’organo amministrativo prosegue l’attività o trascina una liquidazione volontaria senza completarla, pur in presenza di segnali che mostrano uno stato di insolvenza. Per “insolvenza” si intende lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti o altri fatti esteriori che dimostrano l’incapacità di soddisfare regolarmente le obbligazioni. In questo scenario, il punto non è “scegliere” una procedura a prescindere, ma rispettare un principio di fondo: quando la continuità non è più sostenibile, l’organo amministrativo deve attivarsi tempestivamente e adottare scelte coerenti con la tutela del patrimonio e con l’interesse dei creditori. 2) Il quadro normativo: assetti adeguati e reazione senza indugio La disciplina contemporanea enfatizza due obblighi: Assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati e capacità di intercettare per tempo la crisi e la perdita di continuità; Attivazione senza indugio per adottare strumenti idonei a superare la crisi o gestire l’insolvenza. L’art. 2086 c. c. richiama espressamente il dovere dell’imprenditore “in forma societaria” di istituire assetti adeguati e di attivarsi senza indugio per gli strumenti previsti dall’ordinamento. Questo dovere dialoga con l’impostazione del Codice della crisi, che prevede una trattazione unitaria e “urgente” delle domande e, quando le soluzioni alternative non risultano praticabili e lo stato di insolvenza è accertato, consente l’apertura della liquidazione giudiziale. 3) Quando... - Categorie: blog, Diritto bancario, Diritto delle garanzie - Priorità di Traduzione: Opzionale La fideiussione bancaria è uno strumento molto diffuso nel mondo dell’impresa e, in particolare, nel settore hospitality. Per ottenere linee di cassa, finanziare ristrutturazioni o sostenere nuovi investimenti, la banca richiede spesso una garanzia personale da parte del socio o dell’amministratore. Il problema è che questo impegno può protrarsi per anni. Se l’impresa entra in difficoltà, l’istituto di credito può rivolgersi direttamente al garante, con un impatto significativo sul patrimonio personale. È quindi essenziale comprendere bene quali rischi si assumono e quali margini esistono per uscire dalla garanzia o ridurne l’esposizione. Le clausole che possono aumentare il rischio Non tutte le fideiussioni sono uguali. Alcune clausole, frequentemente inserite nei modelli bancari standard, possono rendere la posizione del fideiussore particolarmente delicata. La clausola “a prima richiesta”, ad esempio, consente alla banca di chiedere il pagamento direttamente al garante senza dover prima agire contro il debitore principale. La rinuncia alla preventiva escussione elimina di fatto una tutela prevista dal codice civile, mentre la clausola di reviviscenza può far “rivivere” la garanzia anche dopo apparente estinzione del debito, ad esempio in caso di revoca di pagamenti. Comprendere la portata concreta di queste previsioni è il primo passo per valutare il livello di rischio effettivo. È possibile liberarsi da una fideiussione? Non esiste una risposta valida per ogni situazione, ma alcune verifiche sono sempre opportune. Anzitutto occorre accertare se la garanzia sia stata prestata a tempo determinato o indeterminato. Nel primo caso, la fideiussione cessa alla scadenza prevista. Nel secondo, può essere esercitato il... - Categorie: rassegna stampa - Tag: trasparenza, tutela - Priorità di Traduzione: Opzionale La banca sbaglia i conti: ditta risarcita di 189mila euro. Disposta anche l'immediata cancellazione delle segnalazioni inviate alla Centrale dei rischi. La banca sbaglia i conti: ditta risarcita di 189mila euro. - Categorie: blog, Crisi d’impresa - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando il DURC diventa essenziale per continuare a lavorare: quali limiti incontra la tutela cautelare nella composizione negoziata e quali criteri emergono dalle ultime ordinanze Il problema è concreto: senza DURC l’impresa rischia di fermarsi. Il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) incide in modo diretto sulla continuità aziendale: in molti settori, soprattutto negli appalti e nella filiera dei lavori, l’impresa non incassa, non partecipa a gare o non prosegue l’esecuzione se non dimostra la regolarità verso INPS e INAIL. Quando l’impresa accede alla composizione negoziata della crisi, può trovarsi in una situazione tipica: la crisi genera irregolarità contributive, l’irregolarità impedisce il DURC e l’assenza di DURC rende ancora più difficile risanare l’attività. Da qui nasce una questione molto concreta: il Tribunale può adottare misure cautelari che accertano i presupposti per il rilascio del DURC? La giurisprudenza di merito, ad oggi, offre risposte non uniformi. La composizione negoziata nasce per favorire trattative tempestive con i creditori e per preservare il valore dell’impresa. In questo percorso, l’ordinamento consente all’imprenditore di chiedere misure protettive e, quando serve, misure cautelari, con l’obiettivo di evitare che iniziative esterne compromettano la continuità o rendano inutile la negoziazione. Il punto delicato sta nel perimetro di questo potere: la tutela cautelare deve “preservare” condizioni già tutelabili, oppure può incidere su presupposti sostanziali (come la regolarità contributiva) quando la continuità lo richiede? Due linee interpretative: “rigore” e “funzionalità alla continuità” 1) L’orientamento “rigoroso”: niente cautelari che disapplicano la disciplina del DURC Il Tribunale di Roma (23 settembre 2025)... - Categorie: blog, Recupero crediti - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando una banca cede “in blocco” portafogli di crediti (spesso nell’ambito di cartolarizzazioni), il debitore può ricevere richieste di pagamento da una società cessionaria o da una SPV. In giudizio, però, la titolarità del credito non si presume automaticamente: la Cassazione chiarisce quale prova deve offrire il cessionario e come cambia l’onere probatorio in base al tipo di contestazione del debitore (Cass. , sez. III, ord. 29 dicembre 2025, n. 34641). 1. Il contesto: perché l’art. 58 TUB è così frequente nelle controversie L’art. 58 TUB consente la cessione “in blocco” di rapporti e crediti individuabili non necessariamente uno per uno, ma per tipologia e caratteristiche comuni. Proprio per la natura “massiva” dell’operazione, la norma sostituisce la notifica individuale della cessione con la pubblicazione di un avviso in Gazzetta Ufficiale, cui possono aggiungersi forme integrative di pubblicità. Nella prassi, questo schema è ricorrente in: cessioni di portafogli di crediti “deteriorati” (NPL/sofferenze); cessioni collegate a operazioni di cartolarizzazione (anche ex l. 130/1999); trasferimenti di rapporti bancari e finanziari, inclusi quelli derivanti da leasing e finanziamenti.  La decisione (Cass. 34641/2025): il punto di diritto 2. La pubblicazione in G. U. non “crea” la cessione La Cassazione ribadisce un principio ormai consolidato: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dell’avviso di cessione in blocco è un adempimento pubblicitario, “estraneo al perfezionamento della fattispecie traslativa”, e quindi privo di efficacia costitutiva. In altre parole: la G. U. serve sul piano della pubblicità/opponibilità, ma non sostituisce, di per sé, la prova della titolarità in caso di contestazione.... - Categorie: blog, Diritto tributario, Recupero crediti - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando la definizione agevolata si intreccia con la compensazione dei crediti: scadenze, carichi inclusi/esclusi e nuovi limiti che incidono su imprese e contribuenti 1) Il quadro: nuova definizione agevolata e nuove regole sulla compensazione La Legge di Bilancio 2026 introduce una nuova procedura di definizione agevolata dei carichi iscritti a ruolo (“rottamazione-quinquies”) e, nello stesso tempo, irrigidisce le regole sulla compensazione dei crediti in presenza di ruoli scaduti, abbassando la soglia di blocco. Nella pratica, queste novità incidono su tre piani: riduzione del costo del debito (per chi rientra nella rottamazione); effetti “premiali” collegati alla presentazione della domanda; rischio di blocco delle compensazioni dal 1° gennaio 2026, se il contribuente supera la soglia prevista e non attiva le deroghe. 2) Rottamazione-quinquies: quali carichi rientrano La sanatoria riguarda i carichi affidati all’Agente della Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Il testo indica, tra i principali carichi inclusi: omessi versamenti risultanti da dichiarazioni annuali presentate; attività di liquidazione automatica e controllo formale; contributi INPS dichiarati e non versati (con esclusione di quelli richiesti a seguito di accertamento); carichi per violazioni del Codice della strada. Il documento segnala inoltre alcune esclusioni: tra queste, carichi da accertamento esecutivo, avvisi di liquidazione (es. decadenza “prima casa”), avvisi di recupero crediti d’imposta e atti di contestazione separata delle sanzioni. 3) Domanda, comunicazione degli importi e prima scadenza La norma imposta un percorso scandito da date precise: il contribuente presenta la domanda solo in via telematica entro il 30 aprile 2026; l’Agente della Riscossione... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: centrale rischi, credit score - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando la Centrale Rischi non è una “lista nera”, ma il profilo finanziario che le banche leggono prima di concedere credito Molte imprese parlano di “segnalazione in Centrale Rischi” come se si trattasse solo di un evento negativo. In realtà, la Centrale dei Rischi (CR) della Banca d’Italia è un archivio informativo che descrive l’esposizione complessiva verso banche e intermediari finanziari e che, di conseguenza, incide su valutazioni interne, pricing, affidamenti e rinnovi. Presidiare la CR in modo consapevole significa, soprattutto, ridurre incertezze e prevenire anomalie che possono peggiorare la percezione del merito creditizio. Che cos’è la Centrale dei Rischi e che cosa registra La Banca d’Italia gestisce la Centrale dei Rischi come base dati sui debiti di famiglie e imprese verso il sistema bancario e finanziario. Gli intermediari partecipanti (banche e società finanziarie) alimentano la CR trasmettendo informazioni su crediti, garanzie e altre posizioni rilevanti della clientela. Un punto chiave: la CR non coincide con i sistemi di informazione creditizia privati (es. SIC). La logica è diversa: la CR offre una fotografia “istituzionale” e aggregata dell’esposizione, che gli intermediari usano per valutare affidabilità e coerenza del profilo creditizio. Perché la CR è un “biglietto da visita” finanziario La CR incide su almeno quattro snodi decisivi: Accesso al creditoUna CR ordinata e coerente facilita istruttorie e rinnovi; una CR “disallineata” genera richieste di chiarimento, riduzioni di affidamenti o condizioni più rigide. Rating e policy interneLe banche integrano i dati CR nei modelli di valutazione e nelle regole interne di concessione... - Categorie: blog, Diritto delle garanzie - Tag: Federalberghi Veneto, garanzia bancaria, MCC, PMI, tutela - Priorità di Traduzione: Opzionale La garanzia del Medio Credito Centrale (MCC), strumento cardine del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, è stata negli ultimi anni uno dei principali veicoli di accesso al credito per le imprese italiane. Tuttavia, a distanza di tempo dall’erogazione dei finanziamenti garantiti dallo Stato, emergono con sempre maggiore evidenza le criticità legate alla fase patologica del rapporto: l’escussione della garanzia e le conseguenti attività di recupero. Il tema è oggi di particolare attualità alla luce dell’intensificarsi delle azioni di riscossione avviate dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ADER) e da Mediocredito Centrale nei confronti delle imprese beneficiarie e dei garanti personali, ed è stato recentemente approfondito anche sulla rivista di Federalberghi Veneto, a conferma della sua rilevanza pratica per il tessuto imprenditoriale, in particolare nel settore turistico-alberghiero. La natura del credito dopo l’escussione della garanzia Con l’ordinanza n. 9678 del 13 aprile 2025, la Corte di Cassazione ha chiarito un punto di assoluto rilievo: il credito che sorge a seguito dell’escussione della garanzia statale ha natura pubblicistica. Ciò comporta conseguenze rilevanti sul piano procedurale e sostanziale. In particolare, Mediocredito Centrale può procedere alla riscossione in via diretta ed esattoriale, senza necessità di munirsi di un previo titolo esecutivo giudiziale. L’azione di recupero può essere intrapresa non solo nei confronti dell’impresa debitrice, ma anche dei fideiussori, con applicazione del regime privilegiato previsto dal D. P. R. n. 602/1973. Ne deriva un significativo rafforzamento della posizione creditoria di MCC, che si traduce in strumenti di recupero rapidi ed incisivi, spesso percepiti come sproporzionati dal... - Categorie: blog, Diritto bancario, Diritto delle garanzie, Tutela consumatori - Priorità di Traduzione: Opzionale Negli ultimi mesi ha suscitato grande attenzione il caso di truffa informatica che ha coinvolto l’Opera di Santa Maria del Fiore, ente di rilievo internazionale per la gestione del complesso monumentale del Duomo di Firenze. L’episodio rappresenta un caso emblematico di come le frodi digitali moderne possano incidere su organizzazioni strutturate, dotate di procedure amministrative consolidate. Per studi legali, imprese ed enti pubblici, la vicenda offre spunti rilevanti sotto il profilo giuridico, organizzativo e della responsabilità. 1. I fatti in sintesi  Secondo quanto emerso dalle indagini, ignoti si sarebbero inseriti nelle comunicazioni email tra l’Opera e un fornitore effettivo, alterando le coordinate bancarie (IBAN) indicate per il pagamento di fatture legittime. Il risultato è stato il dirottamento di oltre 1,7 milioni di euro verso conti riconducibili a soggetti terzi, utilizzati come schermo per l’operazione fraudolenta.  Non si è trattato di un semplice phishing, ma di una man-in-the-middle fraud, una tecnica particolarmente insidiosa perché: sfrutta rapporti contrattuali reali; utilizza comunicazioni apparentemente autentiche; rende difficile individuare l’anomalia prima dell’esecuzione del pagamento. 2. Perché si tratta di una truffa “evoluta” Questo tipo di frode colpisce il processo, non solo il sistema informatico. L’attacco ha avuto successo perché ha intercettato un flusso ordinario di comunicazioni e pagamenti, senza introdurre elementi immediatamente sospetti.  In casi simili: le email appaiono formalmente corrette; il fornitore esiste davvero; la fattura è coerente con il rapporto contrattuale; l’errore emerge solo a pagamento avvenuto. 3. I profili giuridici rilevanti Dal punto di vista legale, vicende di questo tipo sollevano questioni... - Categorie: blog, Diritto bancario, Recupero crediti, Tutela consumatori - Priorità di Traduzione: Opzionale Negli ultimi anni molti correntisti hanno scoperto di aver subito addebiti bancari non dovuti, quali interessi illegittimi o commissioni prive di valida pattuizione. Una delle domande più frequenti riguarda la prescrizione: entro quanto tempo è possibile chiedere la restituzione delle somme indebitamente versate alla banca? Negli ultimi anni molti correntisti hanno scoperto di aver subito addebiti bancari non dovuti, quali interessi illegittimi o commissioni prive di valida pattuizione. Una delle domande più frequenti riguarda la prescrizione: entro quanto tempo è possibile chiedere la restituzione delle somme indebitamente versate alla banca? Vediamo come funziona la prescrizione nel diritto bancario, con particolare attenzione ai rapporti di conto corrente. L’azione di ripetizione dell’indebito bancario Il recupero di interessi e commissioni illegittimamente addebitati avviene mediante l’azione di ripetizione dell’indebito, disciplinata dall’art. 2033 del Codice Civile. Tale azione è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale (art. 2946 c. c. ), ma il punto centrale è stabilire da quando inizia a decorrere il termine di prescrizione. La distinzione tra rimesse solutorie e rimesse ripristinatorie La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che, nei rapporti di conto corrente, la decorrenza della prescrizione dipende dalla natura delle rimesse effettuate dal cliente. Rimesse ripristinatorie Si tratta di versamenti effettuati: in presenza di un affidamento bancario; con la sola funzione di riportare il conto entro i limiti del fido concesso. In questo caso non vi è un vero e proprio pagamento, ma un mero ripristino della provvista. Conseguenza giuridica La prescrizione inizia a decorrere dalla chiusura del conto corrente, e non dalla data dei singoli addebiti. Questa ipotesi è estremamente frequente nei conti correnti affidati. Rimesse solutorie Le rimesse sono invece solutorie quando: il conto non è affidato, oppure il versamento estingue un debito che supera il limite del fido concesso. In tali casi si... - Categorie: blog, Diritto bancario - Priorità di Traduzione: Opzionale Profili sistematici, ricadute operative e responsabilità dell’intermediario La Legge 23 settembre 2025, n. 132, recante “Disposizioni e delega al Governo in materia di intelligenza artificiale”, introduce nel nostro ordinamento una disciplina quadro destinata a incidere in modo trasversale sull’utilizzo dell’IA in tutti i settori economici, inclusi quelli bancario e finanziario. Pur in assenza di una regolazione settoriale espressa, la legge si caratterizza per una forte carica precettiva, fondata su principi di rango primario – tutela dei diritti fondamentali, dignità della persona, trasparenza, sicurezza, responsabilità e non discriminazione – che assumono immediata rilevanza per gli intermediari del credito, chiamati a integrare tali canoni nei propri modelli organizzativi e decisionali. 1. IA e attività bancaria: inquadramento sistematico L’impianto della Legge n. 132/2025 si colloca in un paradigma dichiaratamente antropocentrico, nel quale l’intelligenza artificiale è ammessa quale strumento di supporto alla decisione, ma non come sostituto dell’intervento umano. Nel settore bancario, ciò si traduce nell’impossibilità di demandare integralmente a sistemi automatizzati decisioni idonee a incidere su situazioni giuridiche soggettive del cliente, quali: concessione o diniego del credito; attribuzione di rating o score di rischio; profilazione finanziaria; raccomandazioni di investimento. Il principio di fondo è quello della non delegabilità integrale della decisione, con conseguente necessità di garantire forme effettive di supervisione umana (human oversight) e la tracciabilità del percorso logico-decisionale seguito dal sistema. 2. Processi decisionali automatizzati e credit scoring Particolarmente incisivo è l’impatto della legge sull’impiego di algoritmi di credit scoring e di modelli predittivi basati su tecniche di machine learning. La disciplina impone all’intermediario di presidiare almeno quattro... - Categorie: blog - Priorità di Traduzione: Opzionale La frode informatica di tipo man in the browser (MITB) rappresenta una delle forme più evolute di aggressione ai sistemi di home banking, idonea a eludere anche utenti diligenti e presìdi di sicurezza avanzati. Il contributo analizza la qualificazione sistematica della fattispecie ex art. 640-ter c. p. , il quadro normativo di riferimento (d. lgs. n. 11/2010, come modificato dal d. lgs. n. 218/2017), il riparto degli oneri probatori tra intermediario e utente, nonché gli approdi dell’Arbitro Bancario Finanziario e della giurisprudenza di legittimità e di merito in tema di responsabilità della banca per operazioni di pagamento non autorizzate compiute tramite MITB. 1. Frode informatica e truffa: inquadramento sistematico L’art. 640-ter c. p. colloca la frode informatica nell’ambito dei delitti contro il patrimonio mediante frode, quale proiezione tecnologica della tradizionale fattispecie di truffa ex art. 640 c. p. L’affinità strutturale è evidente: in entrambe le ipotesi si richiede il perseguimento di un ingiusto profitto con altrui danno. Ciò che muta è il modus operandi:  nella truffa l’evento lesivo discende dall’induzione in errore della vittima attraverso artifizi o raggiri; nella frode informatica l’offesa si realizza mediante intervento manipolativo o alterativo su un sistema informatico o telematico, che produce una disposizione patrimoniale non voluta, senza necessaria intermediazione dell’errore umano nelle forme tipiche dell’inganno. Sotto il profilo del rapporto tra norme, la frode informatica si configura come fattispecie speciale rispetto alla truffa, poiché preserva la struttura finalistica della condotta fraudolenta, sostituendo tuttavia l’inganno “psicologico” con la manipolazione tecnologica del sistema. La tutela si... - Categorie: blog - Priorità di Traduzione: Opzionale Che cosa significa la previsione di un tasso minimo nei mutui a tasso variabile e quando la clausola può risultare nulla o vessatoria Trasparenza bancaria e corretta informazione del cliente La trasparenza bancaria non si esaurisce nella consegna di un contratto scritto o di un foglio informativo standardizzato. La banca deve adottare un comportamento improntato a: correttezza; completezza delle informazioni; comprensibilità delle clausole contrattuali. Il cliente deve poter valutare con chiarezza costi e rischi dei servizi offerti, compresi gli effetti di quelle clausole che incidono in modo significativo sull’equilibrio economico dell’operazione, come avviene per la clausola floor nei mutui a tasso variabile. Quando le informazioni restano generiche o poco leggibili, il cliente non acquisisce una reale consapevolezza del contenuto del contratto e del rischio effettivo che assume. Che cos’è la clausola floor nel mutuo a tasso variabile La clausola floor prevede un tasso di interesse minimo al di sotto del quale il tasso applicato al mutuo non può scendere, anche se l’indice di riferimento (ad esempio l’Euribor) diminuisce ulteriormente o diventa negativo. In pratica: se l’indice di mercato scende sotto la soglia fissata, la rata del mutuo non si riduce oltre quel livello; la banca si protegge dal rischio di un eccessivo ribasso dei tassi; il mutuatario non beneficia appieno delle fasi di mercato favorevoli. Dal punto di vista economico-giuridico, la clausola floor assume spesso la funzione di un derivato di copertura di tipo opzionale: la banca si assicura un rendimento minimo (lo strike price, cioè il tasso minimo garantito);... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: mutui, trasparenza, tutela - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando la banca non specifica se gli interessi sono calcolati in capitalizzazione semplice o composta, il contratto di mutuo può essere dichiarato nullo per violazione degli obblighi di trasparenza dell’art. 117 TUB. 1. Il caso in sintesi Il Tribunale di Teramo è stato chiamato a pronunciarsi su un contratto di mutuo fondiario stipulato nel 2010 per un importo di circa 135. 858 euro. Le caratteristiche principali del finanziamento erano le seguenti: Durata complessiva: 300 rate mensili; Prime 24 rate: tasso variabile, indicizzato, quota capitale crescente, calcolo degli interessi su base 360 giorni; Successive 276 rate: tasso fisso al 5,35% nominale annuo, rata costante di 802,40 euro. Il piano di ammortamento allegato al contratto presentava una criticità rilevante: per le prime 24 rate a tasso variabile indicava solo la quota capitale e il debito residuo; non indicava né l’importo complessivo della rata, né la relativa quota interessi. Nel corso del rapporto i mutuatari versano interessi per oltre 34. 000 euro. In giudizio, oltre ad altri profili (TAEG, usura del tasso di mora), emerge un elemento decisivo: la mancata indicazione del regime di capitalizzazione (semplice o composta) applicato alla fase iniziale a tasso variabile. Il giudice, richiamando l’art. 117 TUB, valuta se il contratto rispetti davvero gli obblighi di chiarezza e trasparenza richiesti per i contratti bancari. 2. Capitalizzazione semplice e capitalizzazione composta: la differenza che incide sui costi La sentenza insiste su un punto spesso sottovalutato: la differenza tra capitalizzazione semplice e capitalizzazione composta non è solo un dettaglio tecnico, ma... - Categorie: blog - Priorità di Traduzione: Opzionale Il nuovo Rapporto Clusit fotografa una situazione sempre più preoccupante per la sicurezza informatica in Italia. Nei primi dieci mesi del 2024 sono già stati registrati 280 incidenti gravi a livello nazionale, con un incremento significativo delle truffe digitali che colpiscono privati, aziende e pubbliche amministrazioni. Il Veneto, in particolare, emerge come una delle regioni più esposte: secondo i dati della Cyberfinanza, sono stati gestiti 620 attacchi informatici, mentre oltre 1. 100 alert sono stati diramati verso enti e imprese. Un’escalation di frodi tramite spoofing e social engineering A partire da fine ottobre, in Veneto si è registrato un forte aumento delle truffe informatiche, in particolare quelle basate sulla tecnica dello spoofing, ovvero la falsificazione dell’identità del mittente per indurre la vittima a compiere azioni dannose. Le modalità sono varie: email che imitano comunicazioni ufficiali, SMS e messaggi di servizio apparentemente legittimi, telefonate da finti operatori bancari, piattaforme digitali falsificate. L’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere accesso a conti correnti, carpire dati sensibili o convincere la vittima a effettuare bonifici verso conti di soggetti terzi. Tra i casi più significativi riportati, uno ha coinvolto una nota concessionaria della provincia di Venezia, vittima di una frode orchestrata con la compromissione delle caselle di posta elettronica. La truffa – basata su un falso anticipo per la fornitura di automobili – ha causato un danno superiore ai 30 mila euro. L’intervento delle autorità e il ruolo della prevenzione Grazie alla segnalazione tempestiva al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica, è stato possibile risalire ai responsabili, localizzati... - Categorie: rassegna stampa - Priorità di Traduzione: Opzionale Il Veneto è nel mirino dei cyber criminali: 620 attacchi informatici. Il Veneto è nel mirino dei cyber criminali: 620 attacchi informatici. - Categorie: blog - Tag: conto on line, hacker, home banking - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando l’home banking subisce un attacco “man in the browser”: onere della prova e standard di sicurezza nelle operazioni di pagamento non autorizzate. Con la sentenza n. 3329 del 27 novembre 2025, la Corte d’Appello di Venezia ha respinto integralmente l’appello proposto dalla banca e ha confermato la decisione del Tribunale di Venezia che aveva condannato l’istituto al risarcimento del danno in favore del correntista nella misura di euro 100. 000,00, oltre interessi moratori maturati. La pronuncia offre spunti di particolare interesse su due profili strettamente connessi: il riparto dell’onere della prova e lo standard di sicurezza che gli intermediari devono garantire nelle operazioni di pagamento non autorizzate eseguite tramite strumenti elettronici. 1. Il caso: bonifici online non autorizzati e contestazione del correntista La controversia nasce dal rapporto di conto corrente intrattenuto da una società con un istituto di credito, con operatività tramite servizi di home banking. A seguito di un accesso al portale online, dal conto della società venivano disposti alcuni bonifici di importo rilevante verso conti di terzi. La correntista disconosceva immediatamente tali operazioni, denunciandone la natura fraudolenta e rappresentando di essere stata vittima di un attacco informatico riconducibile al c. d. “man in the browser” (MITB). La società: contestava l’addebito delle operazioni; evidenziava l’assenza di qualsiasi negligenza nella custodia delle credenziali; imputava alla banca l’inadeguatezza dei sistemi di sicurezza adottati rispetto alla tipologia di attacco. La banca, dal canto suo, sosteneva: la correttezza delle procedure di autenticazione (accesso con user ID, password e utilizzo dei codici dispositivi);... - Categorie: blog - Priorità di Traduzione: Opzionale La facilità con cui oggi un privato cittadino può vendere un proprio bene senza l’ausilio di intermediari ha reso il mercato un terreno estremamente fertile per truffe di ogni tipo. La storia che sentiamo nel nostro studio è sempre la stessa ... Volevi vendere la tua Porsche senza passare per una concessionaria? Avevi bisogno di liquidità ed hai pensato di liberarti del Rolex ereditato dallo zio? È bastato un semplice annuncio su piattaforme dedicate e sei stato contattato da decine di soggetti interessati. I problemi sono sorti quando il tuo acquirente preferito, quello più propenso a chiudere rapidamente le trattative, ha proposto di pagarti con un assegno ... tu, in totale buona fede (e preso dall’entusiasmo di una vendita più rapida del previsto), hai incontrato l’interessato (sembrava una persona per bene vero? ), hai accettato il suo assegno, lo hai consegnato alla tua banca (che sicuramente, a fronte delle tue titubanze, ti avrà rassicurato in ogni modo), ti sei liberato del bene consegnandolo all’acquirente... . . e qualche giorno dopo hai visto che ti è stato stornato l’accredito perché l’assegno è risultato FALSO/CLONATO/CONTRAFFATTO. Una prima buona notizia: stai sereno, non sei da solo in questo incubo. Nonostante si tratti di un mezzo di pagamento sempre meno utilizzato, la quantità di controversie che sorgono quando c’è di mezzo un assegno è considerevole e sta crescendo a dismisura. La seconda buona notizia: puoi essere tutelato. La materia è molto complessa e ti servirà un avvocato che già conosca queste dinamiche. Ti diamo... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: contratti di mutuo, euribor, manipolazioni - Priorità di Traduzione: Opzionale Negli ultimi anni, il tema della manipolazione dell’Euribor ha assunto rilievo crescente nel contesto giuridico ed economico europeo, con significative ricadute anche sul piano dei contratti di mutuo stipulati dai consumatori e dalle imprese. L’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) rappresenta il tasso di riferimento interbancario utilizzato per determinare il costo del denaro nei mutui a tasso variabile e in numerosi strumenti finanziari. Tale indice, calcolato sulla base dei tassi applicati tra le principali banche europee, avrebbe dovuto riflettere l’andamento reale del mercato interbancario. Tuttavia, le indagini condotte dalla Commissione Europea hanno accertato che, per diversi anni, un gruppo di istituti di credito ha concertato comportamenti volti ad alterare artificialmente il valore dell’Euribor, influenzando così i tassi applicati ai contratti di mutuo e agli altri prodotti finanziari. La Decisione della Commissione UE del 4 dicembre 2013 ha sanzionato tali condotte come intese restrittive della concorrenza ai sensi dell’art. 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Di conseguenza, si è aperto il dibattito sulla possibilità per i mutuatari di far valere, in sede giudiziaria, la nullità parziale delle clausole contrattuali che fanno riferimento all’Euribor manipolato e di richiedere la restituzione degli interessi indebitamente corrisposti. In Italia, la giurisprudenza più recente – sebbene non univoca – tende a riconoscere che, laddove sia dimostrata la dipendenza del tasso applicato dal periodo oggetto di manipolazione, possa configurarsi un vizio genetico della clausola di indicizzazione, con conseguente necessità di ricalcolare gli interessi dovuti secondo criteri alternativi, come il tasso sostitutivo BCE. Per i mutuatari, ciò... - Categorie: blog, Diritto delle garanzie - Tag: abuso, Cassazione, ipoteca, potere creditore - Priorità di Traduzione: Opzionale L’ordinanza n. 39441/2021 della Corte di Cassazione rappresenta un punto di riferimento in materia di responsabilità del creditore e tutela del debitore. La pronuncia chiarisce i limiti entro cui può essere esercitato il diritto di iscrivere ipoteche giudiziali e i rischi derivanti da pratiche sproporzionate. L’ordinanza n. 39441/2021 della Corte di Cassazione segna un passaggio rilevante nella tutela del debitore contro prassi di garanzia sproporzionate. La Corte richiama il perimetro di corretto esercizio del diritto di iscrivere ipoteca giudiziale: lo strumento conserva natura legittima solo se il creditore lo utilizza in modo coerente con i principi di buona fede, correttezza e proporzionalità. Quando l’iscrizione eccede tali limiti e produce un pregiudizio concreto, la responsabilità non è più confinata all’ambito processuale ma può assumere rilievo di illecito civile. Cosa stabilisce l’ordinanza Cassazione 39441/2021 La Cassazione afferma che l’iscrizione di ipoteche chiaramente eccedenti rispetto all’entità del credito può integrare un illecito ex art. 2043 c. c. , laddove determini un danno ingiusto al debitore. Il giudice di legittimità, pur riconoscendo la funzione di garanzia dell’ipoteca, impone una verifica sostanziale di proporzionalità tra il credito e l’aggressione patrimoniale posta in essere. Non basta dire che “l’ipoteca tutela il credito”: occorre dimostrare che l’estensione della garanzia non travalica lo scopo e non si traduce in uno strumento di pressione idoneo a comprimere oltre misura la sfera economica del debitore. Come funziona: un esempio pratico Si consideri il caso di un istituto che iscrive ipoteche per circa 30 milioni di euro a fronte di un... - Categorie: blog, Tutela consumatori - Tag: sicurezza, strategie difesa, truffe bancarie - Priorità di Traduzione: Opzionale Le truffe informatiche bancarie sono sempre più sofisticate e rappresentano un rischio concreto per privati, imprese e professionisti. Conoscere le principali tipologie di attacco e le misure preventive è fondamentale per proteggere conti correnti, dati sensibili e sistemi di pagamento online. Ecco alcuni esempi con i principali metodi di truffa. 1. Phishing: la truffa via email Il phishing consiste nell’invio di email fraudolente che simulano comunicazioni ufficiali della banca, con l’obiettivo di rubare credenziali di accesso e dati personali. Segnali di allarme: Messaggi urgenti o minacciosi Link a siti falsi simili a quelli ufficiali Richiesta di dati sensibili Difesa: mai cliccare su link sospetti e contattare sempre la banca tramite canali ufficiali. 2. Smishing: phishing via SMS Lo smishing utilizza messaggi SMS per indurre l’utente a inserire informazioni riservate su siti falsi o chiamare numeri truffaldini. Difesa: non rispondere a messaggi sospetti e contattare la banca direttamente. 3. Vishing: truffe telefoniche Il vishing avviene tramite chiamate telefoniche. I truffatori, fingendosi operatori bancari, chiedono codici OTP, password o altre informazioni sensibili. Difesa: non comunicare dati personali al telefono e verificare sempre la chiamata tramite i numeri ufficiali della banca. 4. Malware e keylogger Alcune truffe prevedono l’installazione di malware o keylogger su computer o smartphone, registrando password e codici bancari. Difesa: aggiornare software e antivirus, evitare download sospetti e non usare Wi-Fi pubbliche per operazioni bancarie. 5. Truffe sui bonifici bancari I criminali possono alterare dati di bonifici per far inviare denaro a conti falsi, spesso esteri. Segnali di allarme: Modifica improvvisa dei dati di pagamento Richieste urgenti o insolite Conti sconosciuti Difesa: verificare sempre i dettagli del bonifico... - Categorie: blog, Recupero crediti - Tag: Agenzia delle Entrate, MCC, riscossione - Priorità di Traduzione: Opzionale Negli ultimi mesi si è registrata una significativa intensificazione delle attività di riscossione poste in essere da Agenzia delle Entrate - Riscossione in relazione ai finanziamenti garantiti da Mediocredito Centrale (MCC). Con l’ordinanza n. 9678 del 13 aprile 2025, la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della riscossione esattoriale diretta da parte di MCC nei confronti sia delle imprese debitrici sia dei fideiussori, senza necessità di un titolo esecutivo giudiziale. La Suprema Corte ha ribadito che il credito derivante dall’escussione della garanzia statale assume natura pubblicistica, in quanto si origina da una prestazione di garanzia erogata nell’interesse pubblico e finanziata con risorse del bilancio statale. Da qui ne deriva il carattere privilegiato del diritto di rivalsa dell’ente garante. I crediti in questione, pur non avendo natura tributaria, rientrano tuttavia tra le entrate patrimoniali dello Stato e pertanto possono essere riscossi secondo le modalità previste dal D. P. R. 602/1973. Sul piano dei rimedi esperibili, la giurisdizione spetta al giudice ordinario e non a quello tributario. Resta ferma però la possibilità per il debitore di sfruttare i benefici concessi dalla normativa in tema di riscossione mediante ruolo, tra cui quella di accedere alla rateizzazione prevista dall’art. 19 del D. P. R. 602/1973, con piani di ammortamento che possono estendersi sino a 84 rate mensili (e tale rateazione è automatica per gli importi fino ad € 120mila) o ad un massimo di 120 rate, in presenza degli specifici requisiti di legge. Per la più recente giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: autorizzazione, responsabilità, sconfinamento - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando il saldo del conto corrente va in rosso senza un fido concesso, il cliente deve sempre sostenere i costi? Una panoramica normativa e contrattuale per capire diritti e doveri. Il tema dello “sconfinamento” è di interesse pratico per moltissimi correntisti: basta un addebito automatico, un pagamento imprevisto o un ritardo nel versamento di fondi per trovarsi con il conto in rosso, senza avere un affidamento formale con la banca. In questi casi la questione centrale è capire se la banca possa legittimamente addebitare interessi e commissioni e, soprattutto, in quali limiti. Che cos’è lo sconfinamento Lo sconfinamento si verifica quando il cliente utilizza somme oltre la disponibilità presente sul conto. Può riguardare: sconfinamento extra-fido, se si supera il limite di affidamento concesso; sconfinamento in assenza di fido, quando non esiste alcun affidamento formalizzato. In entrambi i casi, la banca può scegliere se eseguire o rifiutare l’operazione. Qualora decida di eseguirla, ha diritto alla restituzione delle somme anticipate, ma i costi applicati devono rispettare i vincoli normativi. La disciplina normativa Le regole sono fissate dal Testo Unico Bancario (artt. 117-bis e seguenti) e dalle disposizioni di Banca d’Italia in materia di trasparenza. In particolare: la banca può applicare interessi passivi sullo sconfinamento, purché siano chiaramente indicati nel contratto; è possibile addebitare la commissione di istruttoria veloce (CIV), ma solo nel rispetto delle condizioni di legge. Commissione di istruttoria veloce (CIV) La CIV è la voce più discussa, perché spesso poco chiara ai clienti. È ammessa solo se effettivamente si verifica... - Categorie: blog, Diritto delle garanzie - Tag: Cassazione, clausola prima richiesta, fideiussioni - Priorità di Traduzione: Opzionale Una recente ordinanza della Suprema Corte evidenzia i rischi di squilibrio contrattuale e i profili di nullità legati a questa clausola nei contratti di garanzia Un’importante sentenza della Corte di Cassazione (ordinanza n. 14687/2025) ha affrontato la validità della clausola “a prima richiesta” nei contratti di fideiussione, evidenziando i profili di possibile nullità per vessatorietà. Si tratta di quella previsione che obbliga il garante a pagare immediatamente, su semplice richiesta del creditore, senza possibilità di opporre eccezioni. La Corte ha sottolineato come tale clausola possa determinare uno squilibrio significativo a danno del fideiussore, soprattutto quando si accompagna alla deroga al termine semestrale previsto dall’art. 1957 c. c. , che favorisce il creditore e limita ulteriormente le difese del garante. Il provvedimento si inserisce in un dibattito giurisprudenziale più ampio: da un lato, l’orientamento che vede nella clausola “a prima richiesta” un elemento sufficiente a qualificare la garanzia come autonoma; dall’altro, la tesi prevalente che richiede una valutazione complessiva del contratto per stabilire se il garante abbia realmente perso ogni possibilità di opporre eccezioni. Ho approfondito la questione in un articolo pubblicato da Altalex e consultabile QUI - Categorie: blog, Crisi d’impresa - Tag: crisi aziendale, strumenti legali, tutela imprenditore - Priorità di Traduzione: Opzionale Sono molti gli strumenti a disposizione degli imprenditori, tra questi: composizione negoziata, piani attestati e sospensioni esecutive Crisi d’impresa e diritti dell’imprenditore: un equilibrio da tutelare La crisi d’impresa non è solo un dato economico, ma anche un momento delicato sotto il profilo giuridico, in cui l’imprenditore deve poter contare su strumenti normativi adeguati per difendere la continuità aziendale e tutelare la propria posizione. La riforma della disciplina concorsuale, culminata nel nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, ha introdotto procedure innovative che pongono al centro la prevenzione e la gestione ordinata della crisi, in un’ottica di risanamento. In questo contesto, il diritto dell’imprenditore alla protezione attiva e tempestiva è garantito solo se supportato da una consulenza legale specializzata, capace di guidare l’azienda tra vincoli normativi, margini di manovra e interlocuzioni con creditori e autorità giudiziarie. La composizione negoziata della crisi: opportunità e limiti Introdotta nel 2021 e rafforzata dal Codice della crisi, la composizione negoziata è uno strumento volontario che consente all’imprenditore di avviare un percorso di risanamento assistito da un esperto indipendente, con l’obiettivo di raggiungere accordi con i creditori o accedere a strumenti più strutturati (concordato, accordi, piano attestato). L’avvio della procedura comporta benefici rilevanti, tra cui: Misure protettive automatiche e/o su richiesta, per evitare azioni esecutive Possibilità di negoziare dilazioni, stralci o conversioni del debito Facoltà di proporre soluzioni graduate, con margini di riservatezza Tuttavia, la buona riuscita della composizione negoziata richiede un’assistenza legale esperta, capace di: elaborare strategie negoziali coerenti con il patrimonio e la... - Categorie: rassegna stampa - Priorità di Traduzione: Opzionale Microimprese, in dieci anni meno 55% di garanzie bancarie. Microimprese, in dieci anni meno 55% di garanzie bancarie. - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: alternative, credito, microimprese - Priorità di Traduzione: Opzionale Negli ultimi dieci anni le garanzie bancarie per le microimprese si sono dimezzate. Ecco perché oggi crescono alternative come private equity e fondi specializzati. Negli ultimi dieci anni le microimprese italiane hanno visto restringersi in modo significativo l’accesso al credito bancario. Un trend che, nonostante qualche eccezione, rappresenta un campanello d’allarme per il tessuto produttivo fatto di piccole realtà, spesso a conduzione familiare, che costituiscono la spina dorsale del nostro sistema economico. Un calo del 55% in dieci anni Dal marzo 2015 al marzo 2025 il valore delle garanzie bancarie concesse alle microimprese è sceso del 55%, passando da 205 milioni a 92 milioni di euro (dati Banca d’Italia). Anche il peso percentuale delle garanzie bancarie è diminuito drasticamente: dal 70,8% al 49,8%. Il fenomeno non riguarda soltanto le microimprese: anche le famiglie produttrici hanno visto una contrazione dei prestiti del 39,8%, mentre per le famiglie consumatrici la riduzione è stata del 18,5%. Una nuova geografia del credito Questo scenario riflette un sistema bancario sempre più prudente e selettivo, orientato alla riduzione del rischio e alla concentrazione degli impieghi su realtà considerate più solide. Le micro e piccole imprese, che rappresentano l’ossatura produttiva del Paese, si trovano quindi a dover fronteggiare una doppia difficoltà: da un lato, criteri di accesso al credito sempre più rigidi; dall’altro, la necessità di trovare strumenti alternativi per sostenere la propria crescita. Private equity e fondi specializzati come risposta La drastica riduzione delle garanzie bancarie ha aperto spazio ad altre forme di finanziamento, in particolare... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: commissioni occulte, obblighi informativi, PSD2 - Priorità di Traduzione: Opzionale Guida semplice ai diritti del correntista per controllare estratti conto, opacità delle commissioni, costi nascosti e strumenti per richiamare l’effettiva trasparenza contrattuale Trasparenza bancaria: un obbligo normativo La normativa bancaria italiana ed europea impone agli istituti di credito precisi obblighi informativi nei confronti dei correntisti, con l’obiettivo di garantire una gestione consapevole del rapporto e prevenire pratiche scorrette. Eppure, molti clienti scoprono costi inattesi solo dopo aver ricevuto l’estratto conto o analizzato a fondo le voci di spesa: è il caso di commissioni non chiaramente evidenziate, voci aggregate, oppure costi mascherati sotto etichette generiche. In questo contesto, è fondamentale conoscere quali strumenti giuridici la legge mette a disposizione del correntista per ottenere chiarezza e pretendere trasparenza. Le fonti normative: PSD2, TUB e Carta dei servizi I principali riferimenti normativi che regolano la trasparenza bancaria sono: Direttiva UE 2015/2366 (PSD2): impone standard elevati di trasparenza nei servizi di pagamento, incluse le comunicazioni precontrattuali e le informative sulle commissioni. Testo Unico Bancario (TUB) – art. 117 e seguenti: disciplina il contenuto minimo dei contratti bancari e i diritti del cliente in merito a comunicazioni e variazioni unilaterali. Carta dei servizi bancari: documento redatto da ciascun istituto che elenca impegni, condizioni e costi applicati, con valore giuridico in quanto parte integrante del contratto. Secondo queste fonti, le banche devono indicare in modo chiaro e comprensibile ogni costo, commissione o onere previsto, sia in fase di stipula del contratto che durante l’esecuzione del rapporto. Commissioni occulte e costi non evidenziati: come riconoscerli Le commissioni... - Categorie: blog, Diritto delle garanzie - Tag: ABI, Cassazione, fideiussioni - Priorità di Traduzione: Opzionale Analizziamo le clausole di nullità ancora presenti anche dopo il rinnovamento giurisprudenziale. Come presentare una richiesta di accertamento giudiziale: checklist operativa per garanti e consulenti Il quadro giurisprudenziale dopo la Cassazione del 2024 Con le pronunce del 2024, la Corte di Cassazione ha riaffermato e ampliato il principio secondo cui le fideiussioni conformi allo schema ABI del 2003 risultano parzialmente nulle per violazione della normativa antitrust. Tali fideiussioni contengono infatti clausole che – come stabilito anche dal provvedimento della Banca d’Italia n. 55/2005 – violano l’art. 2 della Legge Antitrust (L. 287/1990) per aver recepito un’intesa restrittiva della concorrenza tra istituti bancari. Le clausole più frequentemente colpite da nullità sono: Clausola di reviviscenza Clausola di deroga all’art. 1957 c. c. Clausola di pagamento a prima richiesta e senza eccezioni Secondo l’orientamento consolidato, queste clausole – se redatte in modo uniforme a quanto previsto dallo schema ABI – devono essere dichiarate nulle, anche se la fideiussione è successiva al provvedimento della Banca d’Italia, salvo dimostrazione di una reale riformulazione autonoma da parte dell’istituto. La persistenza di modelli irregolari: attenzione ai contratti successivi al 2005 Nonostante l’evoluzione giurisprudenziale e le numerose sentenze di merito e legittimità, molte fideiussioni stipulate anche dopo il 2005 continuano a riprodurre – in forma identica o leggermente riformulata – le clausole incriminate. Le banche, infatti, in molti casi non hanno proceduto a un vero aggiornamento del modello contrattuale, limitandosi a modifiche formali che non incidono sulla sostanza delle clausole. La Cassazione ha chiarito che non è sufficiente... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: CICR, tassi flessibili, usura sopravvenuta - Priorità di Traduzione: Opzionale Come funzionano le clausole multilivello di tasso variabile (Euribor + spread)? E quali sono le strategie per contestare superamenti dei tassi soglia, anche alla luce delle novità normative del 2025? La nuova flessibilità nei tassi e i rischi per il cliente L’evoluzione delle politiche monetarie europee e le recenti modifiche introdotte dal Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (CICR) nel 2025 hanno inciso in maniera significativa sulla struttura dei tassi di interesse applicati nei contratti bancari. In particolare, si è diffusa la prassi di adottare clausole multilivello a tasso variabile, dove il costo del finanziamento è composto da più elementi: il parametro di riferimento (solitamente l’Euribor), un margine fisso (spread) e, in alcuni casi, ulteriori componenti “tecniche” o di indicizzazione. Se da un lato questa architettura consente una maggiore aderenza alle dinamiche di mercato, dall’altro può esporre il cliente a un aumento imprevedibile del tasso effettivo globale (TEG), anche in corso di rapporto. In questi casi, può verificarsi una usura sopravvenuta, ossia una situazione in cui il tasso, pur essendo originariamente lecito, supera successivamente il tasso soglia previsto dalla legge. Quando si configura l’usura sopravvenuta? L’art. 644 del codice penale vieta la pattuizione o la riscossione di interessi usurari, riferendosi ai tassi effettivi globali medi (TEGM) pubblicati trimestralmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. La giurisprudenza maggioritaria, tuttavia, ha tradizionalmente escluso la rilevanza penale dell’usura sopravvenuta, ossia quella verificabile solo nel corso dell’esecuzione del contratto. Tuttavia, la Cassazione civile ha in più occasioni riconosciuto la possibilità per il... - Categorie: blog, Privacy e dati - Tag: errori algoritmici, intelligenza artificiale, tutela correntista - Priorità di Traduzione: Opzionale Come impugnare segnalazioni errate alla Centrale Rischi determinate da sistemi automatici, diritto di accesso ai log, strumenti di correzione (art. 15 GDPR) e giurisprudenza emergente Il ricorso crescente all’IA nelle segnalazioni bancarie Negli ultimi anni, l’evoluzione tecnologica ha portato le banche e gli intermediari finanziari a ricorrere in misura crescente a sistemi automatizzati per valutare l’affidabilità creditizia dei clienti. Tali sistemi, spesso alimentati da algoritmi di intelligenza artificiale (IA), sono in grado di raccogliere, elaborare e incrociare grandi moli di dati, allo scopo di aggiornare automaticamente le posizioni dei soggetti censiti nelle banche dati come la Centrale dei Rischi (CR) della Banca d’Italia o i Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC). Questo progresso tecnologico ha migliorato l’efficienza e la rapidità dei processi decisionali interni agli istituti bancari. Tuttavia, non sono mancati casi di errori algoritmici – ovvero valutazioni o segnalazioni errate derivanti da malfunzionamenti del sistema, parametri non aggiornati o dati imprecisi – che possono arrecare gravi pregiudizi al correntista. Una segnalazione errata, infatti, può compromettere l’accesso al credito, generare danni reputazionali e ostacolare la vita economica del soggetto segnalato. Quali tutele per il soggetto segnalato? Il diritto alla trasparenza e alla rettifica L’ordinamento offre strumenti di tutela specifici per il soggetto interessato da una segnalazione erronea derivante da un processo automatizzato, in particolare quando questo coinvolga l’impiego di sistemi basati su IA. Il diritto di accesso (art. 15 GDPR) In base al Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), ogni interessato ha diritto a ottenere dall’intermediario informazioni chiare e intelligibili sull’esistenza di trattamenti... - Categorie: blog, Recupero crediti - Tag: debiti bancari, prescrizione, termini - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando il tempo estingue l’obbligo di pagamento: termini, interruzioni e strumenti per contestare un debito prescritto La prescrizione estintiva è un importante istituto giuridico che, se fatto valere correttamente, può liberare il debitore dall’obbligo di pagare un debito bancario una volta trascorso il periodo di tempo previsto per legge, purché nessuna iniziativa formale lo abbia interrotto. Qual è il termine di prescrizione dei debiti bancari? Secondo l’art. 2946 del Codice Civile, la prescrizione ordinaria per i debiti contrattuali – come mutui, prestiti personali, conti correnti scoperti e carte di credito – è di 10 anni dalla scadenza dell’ultima rata o dall’ultima esposizione a debito. Tuttavia, per interessi e interessi di mora, vale un termine più breve: 5 anni . Debiti di altro tipo (bollette, affitti ecc. ) seguono scadenze diverse, ma i debiti bancari di capitale e strumenti finanziari rientrano nel termine ordinario decennale. Come e quando decorre la prescrizione La prescrizione inizia a decorrere dal giorno successivo alla scadenza dell’obbligo di pagamento o dalla data dell’ultimo atto formale riconosciuto (es. estratto conto). Se il giorno cade in un festivo, si sposta al primo giorno lavorativo utile. Quando può interrompersi o sospendersi la prescrizione? La prescrizione non è automatica: può essere interrotta e il termine riparte da zero quando il creditore compie atti formali come: Invio di messa in mora, raccomandata o PEC; Avvio di un decreto ingiuntivo o procedimento esecutivo; Riconoscimento del debito da parte del debitore, anche con pagamenti parziali In assenza di tali atti per 10 anni... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: conto cointestato, decesso, successione - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando scompare un intestatario: gestione del conto, quote ereditarie e tutele per i superstiti e gli eredi La convivenza di un conto corrente tra più persone – familiari, conviventi o soci – richiede attenzione in caso di decesso di uno dei cointestatari. È importante comprendere cosa accade al conto, come vengono distribuite le somme e quali diritti spettano sia al cointestatario superstite, sia agli eredi. Tipologie di conto cointestato: firma disgiunta vs. congiunta La doverosa premessa è che, parlando di conto cointestato, possono esserci queste due diverse situazioni: Firma disgiunta: ciascun intestatario può operare autonomamente, senza necessità di controfirma. Firma congiunta: ogni operazione richiede la firma di tutti i cointestatari Questa distinzione è fondamentale per capire cosa accade dopo il decesso di un intestatario. Cosa succede alla morte del cointestatario Caso 1: conto con firma disgiunta In presenza di firma disgiunta, il cointestatario superstite può continuare ad operare su tutta la giacenza, pur essendo chiamato a rispettare i diritti degli eredi del defunto. La banca non può impedire operazioni, ma può congelare temporaneamente la quota del defunto (normalmente il 50%), in attesa della successione. Gli eredi ricevono la quota ereditaria, ossia il 50% della giacenza, salvo diversa situazione convenuta o provata. Caso 2: conto con firma congiunta In caso di firma congiunta, la banca procederà al blocco immediato del conto, impedendo al superstite e agli eredi di operare fino alla conclusione della successione. Le operazioni riprenderanno solo dopo la dichiarazione di successione, l’individuazione degli eredi, e una loro eventuale adesione... - Categorie: blog, Privacy e dati - Tag: cancellazione, CRIF, segnalazione, SIC - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando il debito è saldato ma il nominativo resta segnalato: cos’è la Centrale Rischi e come ottenere la cancellazione dalle banche dati creditizie Anche dopo aver saldato un debito, il nominativo del debitore può restare segnalato nelle banche dati dei cattivi pagatori, compromettendo l’accesso a nuovi finanziamenti o strumenti di credito. In questi casi, è importante sapere come funziona la segnalazione nelle banche dati SIC (Sistemi di Informazioni Creditizie) e quali sono i diritti del consumatore per ottenerne la cancellazione. Le segnalazioni, infatti, non si aggiornano automaticamente con l’estinzione del debito, e possono continuare a produrre effetti negativi, ad esempio in fase di valutazione per un mutuo, un leasing o un prestito aziendale. Cosa sono le banche dati SIC e quando si viene segnalati I Sistemi di Informazioni Creditizie (SIC) – come CRIF, Experian, CTC e altri – raccolgono e conservano informazioni sui rapporti di credito dei cittadini: mutui, prestiti, carte revolving, scoperti di conto, morosità e rientri da fidi. Una segnalazione negativa viene effettuata dagli istituti finanziari in caso di: Ritardi o mancati pagamenti; Sconfinamenti non rientrati nei tempi previsti; Accordi di saldo e stralcio o ristrutturazione debitoria; Procedure giudiziali o stragiudiziali per il recupero del credito. Queste informazioni restano visibili per un periodo variabile, anche dopo l’estinzione del debito, influenzando la reputazione creditizia del soggetto segnalato. Tempi e limiti della segnalazione secondo il Garante Privacy La disciplina in materia è stata chiarita dal Codice deontologico dei SIC e dalle disposizioni del Garante per la protezione dei dati personali.... - Categorie: blog, Diritto delle garanzie - Tag: estinzione, fideiussione, strumenti legali - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando il garante vuole liberarsi dall’obbligo: cosa prevede la legge e quali possibilità esistono per tutelarsi da richieste eccessive della banca La fideiussione bancaria è uno degli strumenti più utilizzati dalle banche per ottenere una garanzia personale a fronte di un finanziamento, un’apertura di credito o altra forma di affidamento. Il garante – spesso un socio, un familiare o l’amministratore dell’impresa – si obbliga a rispondere con il proprio patrimonio in caso di inadempimento del debitore principale. Si tratta, però, di un impegno che può protrarsi nel tempo e comportare gravi conseguenze economiche per il fideiussore, anche a distanza di anni. Per questo motivo, è fondamentale conoscere le strategie legali per uscire da una fideiussione, nei limiti e alle condizioni consentite dall’ordinamento. Cos’è la fideiussione e quando può diventare un problema La fideiussione è un contratto accessorio con cui un soggetto (fideiussore) garantisce l’adempimento di un’obbligazione altrui, assumendo la responsabilità del pagamento in caso di inadempimento del debitore. Nel settore bancario, le fideiussioni standard prevedono spesso clausole particolarmente gravose, come: Obbligo di pagamento “a prima richiesta”, senza possibilità di contestare il debito; Clausola di sopravvivenza, che mantiene in vita l’impegno anche dopo la scadenza del contratto principale; Rinuncia al beneficio della preventiva escussione, che consente alla banca di agire direttamente contro il garante, senza prima rivolgersi al debitore. Queste condizioni possono rendere la posizione del fideiussore estremamente vulnerabile, specie se nel frattempo l’impresa garantita si trova in difficoltà o cessa l’attività. È possibile liberarsi da una fideiussione? I casi previsti... - Categorie: blog, Esecuzioni e pignoramenti - Tag: conto corrente, difesa legale, pignoramento - Priorità di Traduzione: Opzionale Quando la banca blocca il conto: cosa significa il pignoramento e quali sono le principali tutele previste dalla legge Il pignoramento del conto corrente è una misura esecutiva attraverso cui un creditore – munito di un titolo esecutivo – può agire per recuperare quanto gli è dovuto. La banca, in qualità di terzo, è tenuta a bloccare le somme disponibili sul conto intestato al debitore, fino alla concorrenza del credito vantato. Si tratta di una procedura e qspesso repentina, che può generare notevoli difficoltà operative, soprattutto per chi utilizza il conto per la gestione delle spese quotidiane o per il pagamento degli stipendi aziendali. Tuttavia, anche in questi casi, il debitore conserva una serie di diritti che possono essere difesi attraverso gli strumenti previsti dalla legge. Come funziona il pignoramento del conto corrente Il procedimento si articola in diverse fasi: Notifica dell’atto di pignoramento alla banca (terzo pignorato) e contestualmente al debitore; Blocco delle somme presenti sul conto alla data della notifica, fino a concorrenza del credito indicato; Udienza di comparizione delle parti davanti al giudice dell’esecuzione, per l’eventuale assegnazione delle somme pignorate. È importante precisare che il pignoramento non può colpire indiscriminatamente tutte le somme presenti o future sul conto. Esistono infatti limiti di legge e tutele specifiche, in particolare per i lavoratori dipendenti, i pensionati e i conti cointestati. Le principali tutele previste dalla legge Il nostro ordinamento prevede diverse forme di tutela per il soggetto esecutato. Tra le principali: Impignorabilità totale o parziale di alcune somme:Ad esempio,... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: case study, errore bancario, rimborso - Priorità di Traduzione: Opzionale Scopri come riconoscere le anomalie bancarie nel conto corrente e alcuni consigli pratici per evitare contestazioni future Controllare periodicamente l’estratto conto può sembrare una formalità, soprattutto quando i rapporti bancari sono consolidati da anni. Eppure, un caso concreto dimostra quanto questa abitudine possa rivelarsi decisiva. Un imprenditore della provincia di Treviso, infatti, ha ottenuto dalla propria banca un rimborso pari ad oltre 170. 000 euro per addebiti ingiustificati accumulati nel tempo. Il caso risale ad alcuni anni fa ma rimane emblematico. Il rapporto bancario, avviato negli anni Novanta, sembrava regolare a prima vista. Tuttavia, una verifica contabile approfondita ha evidenziato diverse irregolarità: interessi ultralegali mai concordati per iscritto, capitalizzazioni trimestrali non autorizzate, commissioni non documentate e addebiti poco trasparenti. Tutti elementi che, pur singolarmente di entità limitata, hanno prodotto nel lungo periodo un rilevante danno economico. Grazie all’analisi tecnica dettagliata e alla documentazione raccolta, è stato possibile avviare una contestazione fondata. L’istituto bancario, riconosciute le anomalie, ha accettato una soluzione transattiva, restituendo integralmente le somme illegittimamente percepite. Le anomalie bancarie nei conti correnti: come riconoscerle Il caso appena descritto non rappresenta un’eccezione isolata. In molti rapporti bancari – specialmente quelli di lunga durata – si possono riscontrare pratiche scorrette che sfuggono al controllo del cliente. Le più frequenti includono: Applicazione di interessi non pattuiti per iscritto; Capitalizzazione degli interessi (anatocismo) non autorizzata; Commissioni e spese non trasparenti; Difformità rispetto alle condizioni contrattuali originarie. Tali anomalie possono manifestarsi su conti correnti aziendali o personali e generare, nel tempo, importi significativi a... - Categorie: blog, Diritto delle garanzie - Tag: garanzia bancaria, sproporzionata, tutela - Priorità di Traduzione: Opzionale Hai firmato una fideiussione e temi che sia eccessiva rispetto al tuo patrimonio? La legge prevede tutele per il garante. Scopri come agire. Cos’è una garanzia sproporzionata? Nel contesto bancario, la garanzia personale (come la fideiussione bancaria) è uno strumento utilizzato per rafforzare la posizione del creditore. Tuttavia, se la banca richiede una garanzia sproporzionata rispetto alle possibilità economiche del garante, si può parlare di violazione della legge. La normativa italiana tutela il garante, stabilendo che la garanzia deve essere proporzionata all’obbligazione garantita e alla capacità patrimoniale di chi la presta. Cosa prevede il Codice Civile L’art. 1938 del Codice Civile stabilisce che: “Il fideiussore è tenuto a garantire solo nei limiti dell’obbligazione principale e, in ogni caso, la garanzia deve essere proporzionata alla sua capacità patrimoniale. ” Questo principio si applica a tutte le forme di garanzie personali richieste da banche e istituti finanziari, specie se il garante non ha un interesse diretto nell’operazione (come nel caso di familiari o soci). Quando la fideiussione è nulla o annullabile Una fideiussione sproporzionata può essere contestata in diversi modi: Nullità del contratto Se il testo della garanzia ricalca lo schema ABI dichiarato illecito da Banca d’Italia e Cassazione, il contratto può essere dichiarato nullo in parte o in toto. Annullamento per vizio del consenso Se il garante non era consapevole dell’entità del rischio o è stato indotto a firmare senza un’adeguata informazione, è possibile chiedere l’annullamento del contratto. Responsabilità della banca La banca può essere ritenuta responsabile per abuso di posizione... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: euribor, mutui, rata, trasparenza - Priorità di Traduzione: Opzionale Un numero crescente di famiglie e imprese scopre nei propri contratti la “clausola floor”, che blocca la riduzione delle rate anche in presenza di tassi in discesa A partire da giugno 2024, la Banca Centrale Europea ha avviato un percorso di riduzione del costo del denaro. L’effetto immediato di questa politica è stata la diminuzione dell’Euribor, parametro di riferimento per i mutui a tasso variabile. In teoria, questo avrebbe dovuto comportare una riduzione proporzionale delle rate per i mutuatari. Nella pratica, però, molti clienti non stanno beneficiando di questo calo. Le rate dei mutui restano invariate o diminuiscono in misura minima. Il motivo è spesso riconducibile a una particolare clausola contrattuale: la cosiddetta “clausola floor”. Che cos’è la clausola floor e come funziona? La clausola floor è una previsione contrattuale che fissa un tasso minimo al di sotto del quale il tasso di interesse applicato al mutuo non può scendere, anche se il parametro di riferimento (ad esempio l’Euribor) scende ulteriormente. In altre parole, il mutuatario non beneficia pienamente della riduzione dei tassi di mercato. Il rischio connesso all’oscillazione dei tassi resta tutto a suo carico: se i tassi salgono, le rate aumentano; se scendono, l’effetto positivo può essere bloccato dalla soglia minima imposta dalla clausola. Un fenomeno in crescita: boom di rinegoziazioni e contenziosi Nonostante il calo generalizzato del credito, i mutui in Veneto hanno registrato una ripresa. A fine 2024, i mutui alle famiglie hanno superato i 34 miliardi di euro, in aumento del 17% rispetto al 2019.... - Categorie: blog, Contratti finanziari - Tag: mutuo nullo, poteri legali, tutela - Priorità di Traduzione: Opzionale Se la banca eroga più del dovuto, il contratto può essere annullato. Ecco cosa è successo ad una società d'affari che ha ottenuto il ricalcolo delle somme presenti nei suoi conti, risparmiando 700mila euro di spese non dovute Non tutti lo sanno, ma può accadere – e non è così raro – che un contratto di mutuo venga dichiarato nullo dal giudice. Questo avviene, ad esempio, quando l’importo erogato dalla banca supera i limiti stabiliti dalla legge. È il caso di una sentenza del Tribunale civile di Pordenone, che nel 2021 ha stabilito la nullità di un mutuo fondiario proprio per il superamento del limite di finanziabilità. Il caso: mutuo oltre soglia, contratto annullato La vicenda ha coinvolto una società immobiliare del Veneto, assistita dallo Studio Legale Ajese, che aveva ottenuto dalla banca un mutuo di 995. 000 euro. Peccato che il valore dell’immobile ipotecato fosse di 816. 000 euro, e che – secondo la normativa vigente al momento della stipula – l’importo massimo finanziabile fosse pari a 652. 000 euro. Il giudice ha così ritenuto che il contratto fosse nullo, con conseguenze molto concrete: annullamento della procedura esecutiva e cancellazione del pignoramento avviato sulla base di quel mutuo. La sentenza ha riconosciuto che il superamento del limite di finanziabilità comporta la nullità del mutuo e produce effetti molto concreti: il debitore è tenuto a restituire solo la quota capitale, mentre non è dovuto alcun interesse. Non solo: gli interessi eventualmente già pagati dovranno essere restituiti, e qualunque azione esecutiva... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: contestazione, rapporti bancari, verifica debito - Priorità di Traduzione: Opzionale Anche una richiesta di oltre 360mila euro può rivelarsi infondata: il caso di un’impresa edile veneziana e di come la difesa legale ha ribaltato le pretese della banca Può succedere che un’impresa si trovi a dover fronteggiare richieste di pagamento da parte delle banche, anche per somme rilevanti. Tuttavia, non sempre ciò che appare come un debito corrisponde effettivamente a un’obbligazione dovuta. Per questo motivo è essenziale analizzare ogni rapporto bancario con attenzione, avvalendosi della consulenza di professionisti esperti. Il caso: oltre 360. 000 euro addebitati ingiustamente a un’impresa edile Portiamo ad esempio un caso del 2021, dove il giudice ha riconosciuto la fondatezza delle contestazioni sollevate da un’impresa edile della provincia di Venezia, assistita dallo Studio Ajese&Partners. Alla società era stato richiesto il pagamento di oltre 360. 000 euro, somma che la banca riteneva dovuta a titolo di saldo negativo su un conto corrente chiuso nel 2018. L’intervento dell’avvocato Ajese ha consentito di ottenere una verifica giudiziale puntuale: il Tribunale ha nominato un consulente tecnico d’ufficio, il quale – dopo un’analisi dettagliata della documentazione – ha accertato che non solo il debito non sussisteva, ma che la banca doveva all’impresa oltre 8mila euro, somma derivante da addebiti non giustificati e applicazioni scorrette di interessi e commissioni. Inoltre, la banca ha dovuto risarcire l’impresa delle spese legali dell’intero processo. Un ribaltamento completo dello scenario iniziale, che evidenzia quanto sia determinante svolgere accertamenti tecnici anche quando la posizione della banca sembra formalmente corretta. Perché è fondamentale eseguire verifiche approfondite Ogni volta... - Categorie: blog, Diritto delle garanzie - Tag: Cassazione, clausole nulle, fideiussione - Priorità di Traduzione: Opzionale Nuovi orientamenti giurisprudenziali ridefiniscono la validità delle clausole standard nei contratti di garanzia bancaria. Le fideiussioni bancarie tornano al centro dell’attenzione giurisprudenziale. Un’ordinanza della Corte di Cassazione del 2024 fa finalmente chiarezza su limiti temporali e ambito di applicazione della nullità delle clausole anticoncorrenziali. Cosa devono sapere oggi imprese e garanti per tutelarsi? Clausole abusive sotto la lente: il caso ABI Molti contratti di fideiussione bancaria, soprattutto quelli redatti secondo lo schema ABI del 2002, contenevano clausole ritenute lesive della concorrenza. A segnalarlo fu la Banca d’Italia, con il provvedimento n. 55 del 2005, che ne evidenziava il contrasto con la normativa antitrust. Le clausole incriminate? la reviviscenza, il pagamento “a semplice richiesta”, la deroga all’art. 1957 c. c. Da quel momento, la giurisprudenza ha iniziato a riconoscere la nullità parziale di queste clausole, aprendo la strada a forme di tutela per i fideiussori. Cosa dice la Cassazione: la svolta del 2024 Con l’ordinanza n. 26380 del 10 ottobre 2024, la Cassazione ha tracciato un confine temporale preciso: la nullità delle clausole “tipo ABI” si applica solo alle fideiussioni stipulate tra il 2002 e il 2005. Per i contratti stipulati dopo il 2005, non è sufficiente il richiamo formale allo schema ABI. Occorre dimostrare che l’intesa anticoncorrenziale tra banche sia proseguita anche dopo quella data. Inoltre, la Corte ha precisato un aspetto fondamentale: i principi sulla nullità non valgono per i contratti autonomi di garanzia, che vanno tenuti distinti dalle fideiussioni tradizionali. Si apre così una nuova stagione processuale, basata... - Categorie: blog, Crisi d’impresa - Tag: insolvenza, misure protettive, procedure di crisi, tutela patrimonio - Priorità di Traduzione: Opzionale Cos’è e a cosa serve uno degli strumenti centrali della normativa sulla crisi d’impresa Quando un’impresa o un professionista attraversa una fase di difficoltà economica, è fondamentale agire tempestivamente per evitare che il patrimonio venga aggredito da azioni individuali dei creditori. In questo contesto, le misure protettive rappresentano uno strumento legale essenziale, previsto dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D. Lgs. n. 14/2019), pensato per tutelare il patrimonio del debitore fin dalla fase iniziale delle trattative per la ristrutturazione del debito. Cosa sono le misure protettive La definizione è contenuta all’art. 2, lett. p), del Codice della crisi, che le descrive come: “misure temporanee richieste dal debitore per evitare che determinate azioni dei creditori possano pregiudicare, sin dalla fase delle trattative, il buon esito delle iniziative assunte per la regolazione della crisi o dell’insolvenza”. In sostanza, le misure protettive sospendono temporaneamente azioni esecutive e cautelari che i creditori potrebbero avviare contro il debitore, al fine di permettergli di condurre in modo ordinato e costruttivo le trattative per la ristrutturazione o la regolazione della crisi. Quando e come si possono richiedere Le misure protettive possono essere attivate: prima dell’accesso formale a uno degli strumenti di regolazione della crisi o dell’insolvenza (come ad esempio l’accordo di ristrutturazione o il concordato preventivo); contestualmente o in sovrapposizione alla procedura stessa. Sono previste anche nell’ambito della composizione negoziata della crisi, introdotta per facilitare il risanamento delle imprese in difficoltà attraverso il dialogo con i creditori, senza dover ricorrere immediatamente a una procedura giudiziale. Per... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: euribor, manipolazione tassi, mutui, tutela mutuatari - Priorità di Traduzione: Opzionale Cosa sapere sulla validità delle clausole nei contratti di mutuo a tasso variabile e sulle decisioni della giurisprudenza più recente L’Euribor (Euro Interbank Offered Rate) è un tasso di interesse che indica quanto le principali banche europee si fanno pagare per prestarsi denaro tra loro. Nei mutui a tasso variabile, l’Euribor è spesso utilizzato come riferimento per calcolare l’interesse dovuto dal cliente. In pratica, al tasso Euribor si aggiunge uno “spread” concordato con la banca, e da questa somma dipende l’importo della rata da pagare. La manipolazione dell’Euribor accertata a livello europeo Con due decisioni del 2013 e del 2016, la Commissione Europea ha accertato che, tra il 2005 e il 2008, alcune grandi banche europee hanno manipolato il tasso Euribor per ottenere vantaggi economici, violando le regole della concorrenza. Questo ha sollevato una domanda importante per chi ha firmato un mutuo in quel periodo: se il tasso era manipolato, il contratto è ancora valido? Oppure si può chiedere la modifica delle condizioni o addirittura il rimborso degli interessi pagati in eccesso? Cosa ha detto la Cassazione: le diverse posizioni La questione è arrivata fino alla Corte di Cassazione, che si è espressa con orientamenti diversi. Nel 2023, una sentenza ha sostenuto che la clausola che richiama l’Euribor potrebbe essere nulla, anche se la banca che ha concesso il mutuo non ha partecipato direttamente alla manipolazione. L’idea era che, se il contratto si basa su un parametro falsato, tutta la clausola degli interessi può cadere, con possibili conseguenze economiche per... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: accordo stragiudiziale, consulenza, negoziazione - Priorità di Traduzione: Opzionale Risolvere una controversia senza arrivare in tribunale è possibile. I vantaggi dell’approccio negoziale, se assistito da un legale esperto. Le controversie tra clienti e istituti bancari sono più frequenti di quanto si pensi: addebiti ingiustificati, interessi non dovuti, segnalazioni alla Centrale Rischi, revoche di fidi o finanziamenti. In questi casi, la causa civile non è l’unica strada possibile. Sempre più spesso, infatti, si ricorre a soluzioni negoziali, con la stipula di un accordo stragiudiziale. Si tratta di una composizione della controversia che avviene al di fuori del tribunale, ma che richiede competenze specifiche per tutelare al meglio gli interessi del cliente. In questo articolo analizziamo quando questa soluzione può risultare vantaggiosa, quali condizioni devono sussistere e perché è fondamentale farsi assistere da un legale esperto in materia bancaria. Cos’è un accordo stragiudiziale e quando si applica L’accordo stragiudiziale è un’intesa tra le parti – cliente e banca – che chiude una controversia senza l’intervento del giudice. Può riguardare svariate questioni: chiusure di conti correnti contestati, rinegoziazione di mutui, rideterminazione di importi dovuti, cancellazione di segnalazioni negative. Si applica quando entrambe le parti hanno interesse a evitare un giudizio lungo, incerto e dispendioso, e quando sussistono margini concreti per un compromesso equo. I vantaggi dell’approccio negoziale (se assistito correttamente) La soluzione stragiudiziale presenta numerosi vantaggi: tempi ridotti, costi contenuti, maggiore riservatezza e possibilità di trovare un’intesa personalizzata. Tuttavia, affinché sia realmente favorevole per il cliente, l’accordo deve essere frutto di una trattativa condotta con rigore e competenza. L’assistenza di un avvocato... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: centrale rischi, segnalazioni, tutela reputazionale - Priorità di Traduzione: Opzionale Segnalazioni errate o abusive possono danneggiare gravemente imprese e privati. Ecco la procedura per contestarle, i tempi da rispettare e le strategie legali più efficaci. Essere segnalati alla Centrale Rischi della Banca d’Italia può avere conseguenze significative: difficoltà nell’accesso al credito, danni reputazionali e pregiudizi nei rapporti con clienti, fornitori e istituti finanziari. Tuttavia, non tutte le segnalazioni sono legittime. Errori materiali, valutazioni arbitrarie o veri e propri abusi da parte degli istituti di credito possono generare iscrizioni indebite, lesive dei diritti del segnalato. In questi casi è possibile agire, ma servono tempestività, competenza e una strategia ben strutturata. In questo articolo analizziamo come riconoscere una segnalazione illegittima, come contestarla e quali sono i rimedi legali a disposizione. Cos’è la Centrale Rischi e quando si può parlare di segnalazione illegittima La Centrale Rischi è un sistema informativo gestito dalla Banca d’Italia che raccoglie dati sui debiti verso il sistema bancario e finanziario. Le banche sono tenute a segnalare determinate esposizioni secondo criteri precisi. Una segnalazione è illegittima quando viene effettuata in assenza dei presupposti richiesti (ad esempio per importi inferiori alla soglia, in presenza di contestazioni sul credito, o in violazione delle garanzie contrattuali), oppure quando è frutto di errore o mancanza di trasparenza. Anche l’omessa comunicazione preventiva al cliente può rendere la segnalazione contestabile. Come contestare la segnalazione: tempi, modalità e documentazione necessaria La contestazione deve avvenire in tempi rapidi. È opportuno inviare una formale diffida all’istituto segnalante, richiedendo la rettifica o la cancellazione dell’iscrizione. La richiesta deve essere... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: analisi legale, anomalie bancarie, estratto conto - Priorità di Traduzione: Opzionale Spese occulte, interessi non dovuti e clausole abusive: cosa può rilevare un’analisi legale attenta dell’estratto conto bancario L’estratto conto bancario è spesso percepito come un documento meramente informativo, utile solo per verificare entrate e uscite. In realtà, contiene una serie di elementi che, se analizzati con attenzione e competenza legale, possono rivelare criticità importanti: addebiti non giustificati, interessi calcolati in modo scorretto, commissioni non pattuite o clausole contrattuali non conformi alla normativa. In questo articolo vedremo come un avvocato esperto in diritto bancario legge un estratto conto, quali segnali deve saper riconoscere e in che modo è possibile tutelarsi da eventuali comportamenti illeciti dell’istituto di credito. 1. Le voci da non sottovalutare: cosa osservare oltre il saldo Oltre al saldo finale, ogni estratto conto riporta una serie di voci che meritano attenzione:  interessi debitori, spese di tenuta conto, commissioni, valute applicate. Alcune di queste voci possono nascondere addebiti non legittimi o costi non pattuiti contrattualmente. Un controllo approfondito consente di individuare eventuali anomalie già al primo sguardo. 2. Clausole e condizioni: il rispetto degli accordi contrattuali Un elemento fondamentale è la verifica della coerenza tra le condizioni economiche applicate e quelle previste nel contratto di conto corrente. Illegittimità come l’anatocismo, la mancata trasparenza nei tassi, o l’applicazione di spese non previste, possono costituire una violazione degli obblighi contrattuali da parte della banca. 3. Quando rivolgersi a un legale: segnalare e contestare le irregolarità Nel momento in cui emergono dubbi o incongruenze nell’estratto conto, è consigliabile rivolgersi a un professionista. Un... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: anatocismo, rimborso interessi, usura bancaria - Priorità di Traduzione: Opzionale Cosa può fare il cliente quando la banca applica costi fuori dai limiti di legge Molti clienti, aziende e privati, si trovano a pagare interessi bancari senza sapere se siano effettivamente legittimi. Tra interessi passivi, commissioni, spese accessorie e clausole poco chiare, è facile perdere il controllo. Ma c’è una domanda fondamentale da porsi: la banca ha applicato interessi conformi alla legge? In alcuni casi, la risposta è no. Esistono precise normative – sia civilistiche che penali – che stabiliscono quando un interesse è considerato illecito, e in questi casi è possibile ottenere il rimborso delle somme indebitamente versate. Anatocismo, usura e interessi non pattuiti: ecco quando scattano le irregolarità Le principali casistiche di interessi bancari illegittimi sono tre: Anatocismo bancario È la pratica con cui la banca calcola interessi su altri interessi già maturati, in particolare sugli scoperti di conto. È lecito solo a determinate condizioni, e comunque non può essere retroattivo. Usura bancaria Si verifica quando gli interessi (compresi quelli “occulti”, come commissioni e penali) superano il tasso soglia stabilito dalla Banca d’Italia. In questi casi, il contratto diventa parzialmente nullo e il cliente ha diritto alla restituzione degli interessi pagati in eccesso, anche se ha firmato il contratto. Clausole non trasparenti o mancata pattuizione scritta La legge impone che tutti gli oneri bancari siano espressamente concordati per iscritto. Se la banca applica interessi, commissioni o spese non previste nel contratto, questi costi non sono dovuti. Come tutelarsi: analisi tecnica e azione legale Se sospetti che la tua... - Categorie: blog, Privacy e dati - Tag: credit scoring, GDPR, privacy bancaria - Priorità di Traduzione: Opzionale Cosa prevede il Regolamento Europeo sulla privacy quando le decisioni sono prese in modo automatizzato Negli ultimi anni il credit scoring è diventato uno strumento chiave per banche, finanziarie e piattaforme fintech nella valutazione del merito creditizio. Ma cosa succede quando questi processi sono gestiti interamente da algoritmi? E soprattutto: quali sono i diritti delle persone e delle imprese ai sensi del GDPR? La questione è tutt’altro che secondaria. Quando il trattamento dei dati personali conduce a decisioni che incidono significativamente sulla vita economica di un soggetto – come la concessione o il rifiuto di un finanziamento – entrano in gioco precise garanzie normative. Decisioni automatizzate: cosa dice il GDPR Il Regolamento Europeo 2016/679 (GDPR) stabilisce che le persone hanno diritto a non essere sottoposte a decisioni basate unicamente su trattamenti automatizzati, compresa la profilazione, se queste producono effetti giuridici significativi su di loro (art. 22 GDPR). Il credit scoring rientra spesso in questa categoria, perché: Analizza dati personali (finanziari, patrimoniali, comportamentali) Attribuisce un punteggio che può determinare l’accesso o meno al credito Produce effetti rilevanti sul piano giuridico o economico In tali casi, il soggetto interessato ha diritto: A ricevere informazioni chiare sulla logica utilizzata dal sistema automatizzato A contestare la decisione e chiedere l’intervento umano A ottenere una valutazione alternativa non basata esclusivamente su algoritmi Credit scoring e trasparenza: obblighi per banche e finanziarie Le banche e le società che utilizzano sistemi automatizzati per il merito creditizio devono adottare misure tecniche e organizzative adeguate a garantire trasparenza e... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: algoritmi, credit score, errori valutativi - Priorità di Traduzione: Opzionale Perché il sistema di valutazione automatica del merito creditizio può diventare un ostacolo per PMI e start-up In un contesto bancario sempre più digitalizzato, le decisioni sul credito vengono prese in tempi rapidi, grazie a sofisticati sistemi automatizzati di credit scoring. Ma cosa succede quando l’efficienza tecnologica prende il sopravvento sul buon senso? L’automazione, se non affiancata da un'analisi personalizzata, può portare a valutazioni ingiuste, penalizzando proprio quelle realtà imprenditoriali che più avrebbero bisogno di sostegno: start-up, PMI e aziende innovative. Il lato oscuro dell'automazione: spersonalizzazione e giudizi parziali Il credit score è un indice numerico elaborato da algoritmi che analizzano i dati finanziari di un soggetto (sia persona fisica che giuridica), con lo scopo di quantificare il rischio di insolvenza. Più il punteggio è basso, più difficoltoso sarà accedere a un finanziamento. Tuttavia, questo sistema ignora una parte fondamentale della valutazione: il contesto. Una giovane impresa, magari con un’idea innovativa e un team competente, può essere automaticamente penalizzata per la semplice assenza di uno storico creditizio. Lo stesso accade a chi ha affrontato difficoltà temporanee e ha già messo in atto azioni concrete di risanamento. Il risultato è una valutazione fredda, distante e, spesso, fuorviante. In pratica, il giudizio dell’algoritmo finisce per diventare una sentenza, spesso difficile da ribaltare. Come difendersi da una valutazione errata? Se il credit score penalizza l’impresa in modo non conforme alla sua reale solidità, è importante reagire tempestivamente e in modo strategico: Curare il dialogo con gli istituti di credito: spiegare il proprio modello... - Categorie: blog, Crisi d’impresa - Tag: crisi aziendale, debito, errori, rapporti bancari - Priorità di Traduzione: Opzionale Gli errori da evitare nella gestione dei rapporti con le banche durante una situazione di difficoltà finanziaria La gestione dei rapporti bancari è un elemento centrale nella vita di ogni impresa. Lo diventa ancora di più quando l’impresa attraversa una crisi: proprio in questi momenti, infatti, ogni scelta può avere ripercussioni decisive sulla possibilità di superare le difficoltà o, al contrario, di aggravare la situazione. In questo articolo analizziamo gli errori più comuni che il debitore deve evitare nei rapporti con gli istituti di credito durante la crisi, per non compromettere le possibilità di risanamento e per tutelare adeguatamente il proprio patrimonio. 1 Non sottovalutare i segnali di tensione finanziaria Il primo errore da evitare è ignorare o minimizzare i segnali di difficoltà: riduzione dei margini di liquidità, ritardi nei pagamenti, utilizzo frequente degli affidamenti bancari. Affrontare tempestivamente i primi segnali di crisi consente di mantenere il dialogo con gli istituti di credito e di valutare interventi correttivi prima che la situazione diventi irreversibile. 2 Non interrompere il dialogo con le banche La tentazione di evitare il confronto con le banche durante una fase di difficoltà può essere forte, ma è un errore grave. Le banche, in qualità di principali creditori finanziari, devono essere informate in modo trasparente sulle difficoltà in corso e sulle strategie che l’impresa intende adottare per il risanamento. Un approccio collaborativo, supportato da una corretta comunicazione, aiuta a mantenere aperte soluzioni negoziali come la rinegoziazione del debito o l’accesso a strumenti di regolazione della crisi. 3... - Categorie: rassegna stampa - Priorità di Traduzione: Opzionale Picco di finanziamenti scaduti "Imprese con il fiato corto". ANALISI DI EQUILIBRIO FINANZA SUI DATI BANKITALIA. Picco di finanziamenti scaduti "Imprese con il fiato corto". - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: ammortamento, anatocismo, consulenza, squilibri - Priorità di Traduzione: Opzionale Cos’è e perché può essere illegittimo uno degli strumenti più diffusi nella concessione del credito bancario Il piano di ammortamento è una componente fondamentale in ogni contratto di mutuo o finanziamento. Definisce tempi e modalità con cui il debitore dovrà restituire alla banca quanto ricevuto, comprensivo di interessi. Tuttavia, la sua formulazione non è sempre neutra: in molti casi, può nascondere squilibri a sfavore del cliente. Parliamo, in particolare, dei piani di ammortamento “sbilanciati”, che possono generare effetti distorsivi sul costo effettivo del credito e sul rimborso del capitale. In questo approfondimento esaminiamo in cosa consistono, quali sono i profili di illegittimità e in che modo il cliente può contestarli. Cos’è un piano di ammortamento sbilanciato Nel linguaggio bancario, un piano di ammortamento viene considerato sbilanciato quando prevede una ripartizione non equa tra la quota capitale e la quota interessi delle rate. Il caso più tipico è il piano alla francese, dove la rata rimane costante nel tempo, ma nei primi anni è composta per la maggior parte da interessi. Solo in seguito, le quote di capitale iniziano ad aumentare. Questo sbilanciamento può risultare particolarmente penalizzante per il debitore, soprattutto in caso di estinzione anticipata o difficoltà economiche. Il cliente si troverà, infatti, ad aver restituito quasi esclusivamente interessi, senza incidere significativamente sul debito residuo. Quali sono i profili di criticità dal punto di vista giuridico Nonostante sia un sistema molto diffuso, il piano alla francese – e, più in generale, qualsiasi piano fortemente squilibrato – può sollevare diversi dubbi... - Categorie: blog, Contratti finanziari - Tag: clausole contrattuali, indicizzazione, leasing - Priorità di Traduzione: Opzionale Guida legale alla lettura di un contratto di leasing: cosa sapere su canoni, clausole e rischi finanziari Che cos’è il leasing e perché è così diffuso Il leasing è un contratto di finanziamento finalizzato all’acquisizione e all’utilizzo di beni mobili o immobili, molto utilizzato da imprese, professionisti e, in alcuni casi, anche da privati. Attraverso questo strumento, un soggetto (il concedente) mette a disposizione di un altro soggetto (l’utilizzatore) un bene, per un determinato periodo e contro pagamento di un canone periodico. Alla scadenza, il contratto può prevedere la possibilità di riscattare il bene a un prezzo prestabilito, solitamente inferiore al valore di mercato. Il leasing è spesso scelto come alternativa al mutuo per l’acquisto di immobili strumentali, attrezzature, veicoli e macchinari, in particolare nel contesto aziendale. Tuttavia, non si tratta di una soluzione priva di criticità: al contrario, i contratti di leasing presentano numerose clausole complesse, in particolare sotto il profilo economico e legale. Struttura del contratto di leasing: le clausole essenziali da conoscere Un contratto di leasing può contenere diverse variabili, che incidono direttamente sugli obblighi dell’utilizzatore e sui suoi margini di tutela. Alcuni elementi da considerare con attenzione includono: Valore del bene e soggetto fornitore (spesso indicato dalla stessa società di leasing) Durata del contratto e periodicità dei canoni (mensili, trimestrali ecc. ) Valore di riscatto, ossia la somma da corrispondere alla fine del contratto per acquisire la proprietà del bene Eventuali garanzie (fideiussioni, ipoteche, cessioni di credito) Polizze assicurative obbligatorie, spesso imposte dalla società di leasing... - Categorie: blog, Contratti finanziari - Tag: differenze, leasing, mutuo, vantaggi - Priorità di Traduzione: Opzionale Due strumenti finanziari diversi, ciascuno con vantaggi e criticità. Come orientarsi dal punto di vista legale e contrattuale. Mutuo e leasing sono due forme di finanziamento ampiamente utilizzate, sia da imprese che da privati, per l’acquisto di beni immobili o strumentali. La scelta tra l’una o l’altra opzione, però, non può basarsi solo su valutazioni economiche: anche l’aspetto giuridico e contrattuale gioca un ruolo determinante. Clausole vincolanti, responsabilità accessorie, possibilità di risoluzione anticipata, tutele in caso di inadempimento: sono tutti elementi che differenziano profondamente le due formule. In questo articolo analizziamo le principali caratteristiche di mutuo e leasing, i relativi vantaggi e svantaggi, e gli aspetti legali da considerare prima di firmare. Mutuo: caratteristiche, vantaggi e rischi legali Il mutuo è un contratto tipico, regolato dal codice civile, con cui una banca o un altro ente creditizio concede una somma di denaro che il cliente si impegna a restituire in un certo numero di rate, con interessi. È uno strumento utilizzato prevalentemente per l’acquisto di beni immobili. Vantaggi principali: Tassi generalmente più contenuti rispetto ad altre forme di finanziamento Acquisizione immediata della proprietà del bene Maggiore stabilità nel lungo periodo Aspetti critici da valutare: Clausole penali in caso di estinzione anticipata o ritardo nel pagamento Rischi legati all’ipoteca, che può essere attivata in caso di inadempimento Obblighi assicurativi e accessori spesso imposti dal contratto È fondamentale analizzare con attenzione il piano di ammortamento e verificare che tutte le condizioni siano chiaramente espresse nel contratto. Leasing: quando conviene e quali tutele... - Categorie: blog, Privacy e dati - Tag: credit score, GDPR, trasparenza - Priorità di Traduzione: Opzionale Una nuova tutela per imprese e cittadini: comprendere le decisioni automatizzate sul merito creditizio è un diritto Nel contesto sempre più automatizzato della finanza e del credito, una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea – la C-203/22 – introduce un principio di grande rilievo: chiunque sia oggetto di una decisione automatizzata basata su un credit score ha il diritto di comprendere in che modo e su quali basi quella decisione è stata presa. Si tratta di una svolta importante per la tutela dei diritti di imprese, professionisti e cittadini, che spesso si trovano ad affrontare valutazioni creditizie poco trasparenti e con impatti significativi sull’accesso a finanziamenti e servizi finanziari. La decisione automatizzata: cosa significa? Molti sistemi di valutazione del merito creditizio sono oggi gestiti da algoritmi e piattaforme digitali, che raccolgono e analizzano una vasta mole di dati per attribuire un punteggio (credit score). Questo punteggio può poi essere utilizzato da banche, finanziarie, assicurazioni o altri enti per: decidere se concedere un prestito o un fido bancario; stabilire il tasso d’interesse applicabile; valutare il rischio di insolvenza. In molti casi, l’intervento umano è del tutto assente o limitato a una verifica superficiale. È in questi casi che si parla di decisione automatizzata, regolata dall’art. 22 del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Cosa dice la sentenza C-203/22? La Corte di Giustizia dell’UE ha chiarito che il credit scoring realizzato da un sistema automatizzato – come avviene, ad esempio, da parte di agenzie di rating o banche tramite... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: credit score, rating finanziario, strategie - Priorità di Traduzione: Opzionale Il credit score è un indicatore sempre più importante per ottenere finanziamenti, fidi e agevolazioni. Conoscerlo e mantenerlo alto può fare la differenza per la tua impresa. Molte aziende si sono viste negare un prestito o un’apertura di credito senza ricevere spiegazioni chiare. Spesso, dietro queste decisioni, c’è un punteggio: il credit score. Si tratta di uno strumento utilizzato da banche e finanziatori per valutare l’affidabilità economica di un’impresa. Ma come funziona esattamente? E soprattutto: si può migliorare? La risposta è sì. In questo articolo spieghiamo cos’è il credit score, come viene calcolato e quali sono le strategie più efficaci per aumentarlo. Cos'è il credit score e a cosa serve Il credit score è un numero che riassume il livello di affidabilità finanziaria di un’azienda (o di una persona). Serve a indicare la probabilità che un soggetto riesca a rimborsare un debito. In parole semplici: più è alto il punteggio, più è facile ottenere credito da una banca o da altri finanziatori. Oltre alle banche, anche fornitori, investitori e società di leasing possono usarlo per decidere se fidarsi della tua impresa. È quindi uno strumento decisivo non solo per accedere a finanziamenti, ma anche per costruire relazioni commerciali solide. Come viene calcolato il credit score Il credit score si basa su algoritmi e modelli statistici che analizzano una serie di dati, tra cui: Storico dei pagamenti: se l’azienda ha pagato in tempo fatture e rate. Indebitamento: rapporto tra debiti e capitale disponibile. Solidità economica: bilanci, fatturato, utile netto e altri... - Categorie: blog, Diritto bancario - Tag: credito aziendale, motivazioni, trasparenza - Priorità di Traduzione: Opzionale Credit scoring: una recente sentenza europea riconosce il diritto a capire perché è stato negato un finanziamento e permette di contestare le decisioni prese solo da un algoritmo. Cos'è il credit score Il credit score è un numero che rappresenta la probabilità che un’impresa o un individuo sia in grado di ripagare i propri debiti. In altre parole, è una “pagella finanziaria” che le banche e altri operatori usano per decidere se concedere o meno un prestito. Questo punteggio si basa su diversi fattori, tra cui: la puntualità nei pagamenti passati, l’ammontare del debito esistente rispetto al capitale, la solidità economica dell’impresa, e altri elementi come il settore in cui opera o la sua dimensione. Il tutto viene elaborato automaticamente da algoritmi e modelli statistici che analizzano i dati a disposizione dell’intermediario finanziario. Pro e contro del credit score I vantaggi del credit score sono evidenti: consente decisioni rapide e standardizzate, riduce l’influenza di giudizi soggettivi, ed è uno strumento utile non solo per le banche, ma anche per fornitori, investitori e società di leasing. Tuttavia, non mancano le criticità: il sistema non considera elementi qualitativi, come la capacità del management o le prospettive di crescita, penalizza le start-up e le imprese giovani, prive di uno storico creditizio, e, soprattutto, può basarsi su dati incompleti o non aggiornati, con il rischio di valutazioni errate. Inoltre, l’uso massiccio di questi strumenti automatizzati ha reso le decisioni creditizie sempre più “spersonalizzate”, riducendo il dialogo tra banca e impresa. La sentenza della Corte... - Categorie: rassegna stampa - Priorità di Traduzione: Opzionale Il report di Equilibriofinanza sul 2024. Liquidazioni giudiziali in Veneto e Fvg: balzo del 24,5% a 832 casi. Solo Pordenone in controtendenza. L’avvocato Ajese: «Soffrono edilizia turismo e servizi, mentre il settore che va meglio é la logistica» Il report di Equilibriofinanza sul 2024.  Liquidazioni giudiziali in Veneto e Fvg: balzo del 24,5% a 832 casi. Solo Pordenone in controtendenza.  L’avvocato Ajese: «Soffrono edilizia turismo e servizi, mentre il settore che va meglio é la logistica» Nicola Brillo Daniela Ajese, co-fondatrice di EquilibrioFinanza Nel 2024 si è registrato un vero e proprio boom delle liquidazioni giudiziali a Nord Est, in crescita del 24,5%. Rispetto a dieci anni fa è addirittura esploso il fenomeno, con aumenti a tre cifre: +234% (anche se il contesto normativo nel frattempo è cambiato). In Veneto l’accesso al provvedimento ha registrato una crescita del +34% tra il 2023 e il 2024, arrivando a 713 procedure che hanno previsto la liquidazione dei beni di un imprenditore o di una società insolvente (contro le 532 dell’anno precedente). Per il Friuli Venezia Giulia si assiste invece ad un incremento medio del +24%, tra le 96 procedure attivate nel 2023 e le 119 del 2024. Nelle due regioni è solo Pordenone a registrare una flessione. Liquidazione giudiziale La liquidazione giudiziale è uno strumento introdotto nel 2022 e di fatto sostituisce il fallimento. La riforma mira a semplificare e velocizzare la procedura, grazie all’apporto di un curatore, che ha più libertà di azione rispetto a prima. I numeri dello studio, che prende in esame i dati dal Portale nazionale dei creditori nei sette Tribunali del Veneto e nei quattro del Friuli Venezia Giulia, è stato elaborato da EquilibrioFinanza, rete di avvocati e dottori commercialisti specializzati nella gestione della crisi d’impresa. Territorio... - Categorie: rassegna stampa - Priorità di Traduzione: Opzionale Crisi del credito. La crisi frena i prestiti alle imprese. Ne abbiamo parlato con Daniela Ajese avvocato esperto in diritto bancario. - Categorie: rassegna stampa - Priorità di Traduzione: Opzionale Braccio di ferro sugli addebiti, Banca Intesa condannata a rimborsare oltre 66mila euro a un’azienda trevigiana Braccio di ferro sugli addebiti, Banca Intesa condannata a rimborsare oltre 66mila euro a un’azienda trevigiana La sentenza è stata emessa dal tribunale di Torino: erano immotivati. Daniela Ajese, legale della ditta: «Vittoria fondamentale, stabilisce il diritto del correntista di chiedere la revisione del saldo e l'eliminazione di addebiti illegittimi» Nordest > Treviso Sabato 1 Febbraio 2025 di Redazione Treviso TREVISO - Sessantasemila euro da restituire all’azienda correntista, che da un saldo negativo passerà a un positivo di 32mila euro. Questo il verdetto della sentenza emessa dal tribunale di Torino sul caso di un’azienda trevigiana operante nel settore manifatturiero. Ormai da anni l’azienda, difesa dall’avvocato Daniela Ajese, aveva avviato una lunga disputa legale con Banca Intesa Sanpaolo per via di una serie di addebiti che, a parere dell’azienda, erano immotivati e illegittimi. Al termine del complesso iter giudiziario il tribunale ha dato ragione all’azienda e condannato la banca a rimborsare 66mila euro, oltre che a farsi carico di due terzi delle spese legali e di un risarcimento a favore del correntista. La vicenda Il conto era stato aperto nel 1991 con l'allora Cassa di Risparmio del Veneto. Tra i nodi contestati, l'anatocismo, cioè il calcolo degli interessi sugli interessi già maturati, tassi d'interesse superiori a quelli previsti dalla normativa vigente, l'imposizione di commissioni non pattuite per iscritto e l'applicazione di condizioni non trasparenti. L'azienda ha richiesto l'annullamento delle clausole ritenute illegittime e la rettifica del saldo del conto, con la restituzione delle somme indebitamente addebitate. Nonostante la contestazione della banca, che ha sollevato la questione della prescrizione decennale per i pagamenti... - Categorie: rassegna stampa - Priorità di Traduzione: Opzionale Imprese, i prestiti calano di oltre 409 milioni di euro. Imprese, i prestiti calano di oltre 409 milioni di euro T Domenica 19 Gennaio 2025 LO SCENARIO PADOVA È un record negativo quello segnato dai prestiti alle imprese del settore manifatturiero in provincia di Padova. A dimostrarlo sono i dati della Banca d'Italia, aggiornati al 31 ottobre 2024 secondo cui non si superano i 4,6 miliardi, con un calo dell'8% rispetto all'ottobre 2023 che corrisponde a circa 409 milioni di euro. Un segno meno che aumenta ancora di più se paragonato a gennaio 2023, fino a toccare il -9,4%, dato che lo stock dei finanziamenti era di 5,1 miliardi. Una discesa in picchiata se torniamo ai primissimi dati disponibili, quelli di giugno 2011, in cui i finanziamenti alle attività industriali si attestavano intorno ai 6 miliardi, come nel 2012, per poi precipitare lentamente ai giorni nostri. Numeri infausti che si aggiungono alla crisi generalizzata che ha visto l'industria manifatturiera del Veneto, secondo Unioncamere, in continua difficoltà nel terzo trimestre 2024, registrando un calo per il sesto trimestre consecutivo, con una produzione industriale scesa dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell'1,9% rispetto allo stesso periodo nel 2023. A calare sono stati gli ordini dall'estero (-3,4%), ma anche nazionali (-1,1%), mentre il fatturato delle aziende è sceso dell'1% rispetto all'anno precedente, in barba ai 70 tavoli di crisi aziendali gestiti dalla Regione Veneto, con oltre 14mila lavoratori coinvolti. IL LEGAME Un rapporto, quello tra l'impresa e la banca, che secondo l'avvocata Daniela Ajese, titolare di uno studio legale specializzato in diritto... - Categorie: rassegna stampa - Priorità di Traduzione: Opzionale Superbonus e mutui, in Veneto crescono gli esposti alla Banca d’Italia. Superbonus e mutui, in Veneto crescono gli esposti alla Banca d’Italia. Registrato il 40% in più di segnalazioni da parte di clienti che lamentano difficoltà nel rapporto con le banche. Clienti sempre più in difficoltà con le banche Tra mutui da rinegoziare e crediti incagliati del Superbonus crescono gli esposti che i clienti di banche e società finanziarie hanno presentato alla Banca d’Italia in Veneto nel 2023. Sono stati 817, un numero cresciuto in un solo anno del 40,2% rispetto ai 583 dell’anno precedente contro una media nazionale di incremento che si è attestata intorno al 21%. E anche per i primi tre mesi del 2024 il trend è stato di un ulteriore aumento, su base nazionale, di oltre il 3%. Verso i mille esposti nel 2024 Assumendo che la percentuale sul totale degli esposti in Veneto sia la stessa del 2023 e pari al 7,3% (nel 2022 questa percentuale era tuttavia del 6,3%) solo nei primi 3 mesi del 2024 gli esposti arrivati a Banca d’Italia in Veneto sfiorerebbero le 220 unità, un nuovo record per il periodo post pandemico che se proiettato sull’intero 2024 porta gli esposti ad avvicinarsi alla soglia delle 1. 000 unità. Secondo i dati presentati da Bankitalia ed elaborati da Equilibrio Finanza, poi, l’esito favorevole per il cliente è pari al 50% per gli esposti e al 25% per le contestazioni relative alla segnalazione del cliente alla Centrale dei Rischi. I motivi degli esposti L’aumento registrato è in particolare dovuto, nel 2023, ai problemi con la rinegoziazione dei mutui in relazione alle dinamiche dei tassi di... - Categorie: rassegna stampa - Priorità di Traduzione: Opzionale Accesso al credito a picco, -29% in 10 anni. Accesso al credito a picco, -29% in 10 anni. - Categorie: leggi e sentenze - Priorità di Traduzione: Opzionale Sono nulle le clausole contrattuali contenute nelle fideiussioni prestate dagli opponenti. Tale vizio deriva dalla loro natura meramente riproduttiva degli schemi contrattuali uniformi ABI. Corte d’Appello di Venezia sentenza n. 987 del 12. 04. 2022 “Si osserva che, anche quando la garanzia è autonoma, al garante è consentito sollevare l’exceptio doli ed è perciò legittimato a contrastare la pretesa del creditore, facendo valere la nullità totale o parziale del titolo sul quale si fonda la richiesta di pagamento”. La Corte d’Appello di Venezia si è pronunciata sul contratto autonomo di garanzia e, in particolare, sulle eccezioni che il garante può opporre a fronte della pretesa creditoria. Il contratto autonomo di garanzia si caratterizza come quel negozio giuridico con cui il garante, incaricato dal debitore, assume nei riguardi del creditore l’impegno ad effettuare una determinata prestazione, nell’ipotesi in cui il debitore non adempia alle proprie obbligazioni. La fattispecie consta di una struttura complessa, atteso che in essa è possibile individuare tre tipi di contratto: in primo luogo, un contratto base, nella maggior parte dei casi si tratta di una vendita, ma anche di appalto o somministrazione, che lega il debitore principale al beneficiario, generando il rapporto di valuta. In secondo luogo, un contratto di mandato senza rappresentanza concluso tra debitore principale e garante, il quale agisce in nome proprio, ma per conto del garante. Mediante tale contratto, che genera il rapporto di provvista, il debitore principale conferisce al garante l’incarico di stipulare un contratto di garanzia con il beneficiario del rapporto di base. In terzo luogo, un contratto di garanzia tra il garante ed il beneficiario, attraverso il quale il garante si obbliga nei confronti... - Categorie: leggi e sentenze Sono nulle le clausole contrattuali contenute nelle fideiussioni prestate dagli opponenti. Tale vizio deriva dalla loro natura meramente riproduttiva degli schemi contrattuali uniformi ABI. Tribunale di Padova sentenza n. 53 del 12. 01. 2022 Con la sentenza in commento il Tribunale di Padova si è pronunciato su alcuni profili attinenti alla nullità della c. d. fideiussione omnibus che presenti un contenuto corrispondente allo schema predisposto dall’ABI. La c. d. fideiussione omnibus rappresenta quella particolare forma di garanzia personale, affermatasi nella prassi bancaria, che consente al fideiussore di prestare la propria garanzia per tutte le obbligazioni presenti e future che sorgeranno a carico del debitore nei confronti della banca. La giurisprudenza ha avuto modo di pronunciarsi a più riprese sugli evidenti profili di criticità che questo istituto reca, legati principalmente al rischio cui è esposto il fideiussore sotto il profilo della conoscenza (e conoscibilità) dell’effettivo ammontare per il quale la garanzia è stata prestata e accentuati, senza dubbio, dal problema dell’eventuale corrispondenza tra il contenuto della fideiussione e lo schema contrattuale predisposto dall’ ABI. In relazione a quest’ultimo, infatti, la Banca d’Italia, con provvedimento n. 55 del 2. 5. 2005, ha riscontrato la violazione della normativa antitrust ed in particolare l’esistenza tra gli istituti di credito di intese anticoncorrenziali vietate dall’art. 2, l. 287/1990. Le clausole 2, 6 e 8 dello schema ABI sono state, di conseguenza, classificate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato come contenenti disposizioni che, nella misura in cui vengano applicate in modo uniforme, sono in contrasto con l’articolo 2, comma 2, lettera a), della legge n. 287/1990. Quanto alle conseguenze della violazione, il Giudice ha rigettato la tesi del rimedio... - Categorie: rassegna stampa Le regole di ingaggio di un accordo bancario non si possono cambiare in via unilaterale. Tassi cambiati a sorpresa Banca deve restituire i soldi - Categorie: rassegna stampa Coinvolte Imprese ricorse al credito "Situazione peggiorata con la pandemia" Interessi e spese non dovute, sempre più cause alle banche - Categorie: rassegna stampa Società d'affari ottiene il ricalcolo delle somme presenti nei suoi conti e risparmia 700mila euro di spese non dovute Troppi interessi, banca stangata - Categorie: rassegna stampa Il mutuo concesso è troppo alto rispetto al valore degli immobili ? Il contratto è nullo. Il mutuo troppo alto è nullo. Sospeso il pignoramento. - Categorie: rassegna stampa Il debitore dovrà restituire alla banca solo la quota capitale Tassi troppo alti, mutuo nullo - Categorie: rassegna stampa Il decreto ingiuntivo e l'impresa riceverà 8 mila euro perché le clausole di conto corrente erano nulle. La banca vuole 360 mila euro di interessi, imprenditore edile fa ricorso e vince. - Categorie: rassegna stampa Impresa edile veneziana la spunta contro Banca Intesa dopo un contenzioso. L'avvocata Ajese :"Controllate sempre i conti corrente, riservano sorprese" La banca chiede 363 mila euro, il Tribunale dà ragione al cliente - Categorie: rassegna stampa Annullato un decreto ingiuntivo da 365mila euro emesso nel 2016 Aveva crediti e non debiti, ditta edile vince contro la banca - Categorie: rassegna stampa Accolto il provvedimento di urgenza presentato da una albergatrice di Jesolo esclusa dai benefici del "Cura Italia" perché considerata "cliente in sofferenza" Vince il ricorso contro la Banca che non aveva sospeso il mutuo - Categorie: rassegna stampa La Banca rifiuta lo stop del mutuo. Il tribunale premia l'imprenditrice. La Banca rifiuta lo stop del mutuo. Il tribunale premia l'imprenditrice. - Categorie: rassegna stampa Covid, il giudice sospende il mutuo all'albergatrice Covid, il giudice sospende il mutuo all'albergatrice - Categorie: rassegna stampa "Lockdown", affitti non dovuti dai gestori di attività turistiche. "Lockdown", affitti non dovuti dai gestori di attività turistiche. - Categorie: leggi e sentenze Sono nulle le clausole contrattuali contenute nelle fideiussioni prestate dagli opponenti. Tale vizio deriva dalla loro natura meramente riproduttiva degli schemi contrattuali uniformi ABI. Tribunale di Imperia sentenza n. 238/2020 del 14/05/2020 “Sono nulle le clausole contrattuali contenute nelle fideiussioni prestate dagli opponenti. Tale vizio deriva dalla loro natura meramente riproduttiva degli schemi contrattuali uniformi ABI, censurabili per il loro «scopo precipuo di addossare al fideiussore le conseguenze negative derivanti dall'inosservanza degli obblighi di diligenza della banca ovvero dall'invalidità o dall'inefficacia dell'obbligazione principale e degli atti estintivi della stessa» nonché per carenza di «un legame di funzionalità» col negozio fideiussorio e, dunque nulle quali intese vietate dalla normativa antitrust (cass. n. 29810/2017). Questo giudice, nonostante la particolare natura della nullità in questione, atteso che è la stessa Corte di Cassazione che ha indicato la sanzione di nullità dell'illecito anticoncorrenziale come estesa fino a travolgere il negozio concluso "a valle" in quanto «l'art. 2 della legge n. 287 del1990 stabilisce la nullità delle intese, non ... ha inteso dar rilevanza esclusivamente all'eventuale negozio giuridico originario pastosi all'origine della successiva sequenza comportamentale, ma a tutta la più complessa situazione - anche successiva al negozio originario - la quale -in quanto tale- realizzi un ostacolo al gioco della concorrenza», ritiene che non vi sia ragione di derogare alla disciplina generale della nullità e che si debba applicare anche nel caso di specie la disciplina della nullità parziale, con la conseguente necessità di applicare la norma che dispone la nullità dell'intero contratto quando risulta che i contraenti non lo avrebbero concluso senza quella parte del suo contenuto che è colpita da nullità (art. 1419 Cc). 4-4) Questo giudice... - Categorie: rassegna stampa C'era il lockdown , affitto non dovuto. Il Tribunale ha accolto l’istanza di una società che gestisce alloggi turistici, dalla quale i proprietari volevano 30mila euro. - Categorie: rassegna stampa Il negozio chiuso per Covid non è tenuto a pagare l'affitto. Il negozio chiuso per Covid non è tenuto a pagare l'affitto.