DURC e composizione negoziata: giurisprudenza divisa sul potere del Tribunale di “sbloccare” la regolarità contributiva

Quando il DURC diventa essenziale per continuare a lavorare: quali limiti incontra la tutela cautelare nella composizione negoziata e quali criteri emergono dalle ultime ordinanze

Il problema è concreto: senza DURC l’impresa rischia di fermarsi. Il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) incide in modo diretto sulla continuità aziendale: in molti settori, soprattutto negli appalti e nella filiera dei lavori, l’impresa non incassa, non partecipa a gare o non prosegue l’esecuzione se non dimostra la regolarità verso INPS e INAIL.

Quando l’impresa accede alla composizione negoziata della crisi, può trovarsi in una situazione tipica: la crisi genera irregolarità contributive, l’irregolarità impedisce il DURC e l’assenza di DURC rende ancora più difficile risanare l’attività. Da qui nasce una questione molto concreta: il Tribunale può adottare misure cautelari che accertano i presupposti per il rilascio del DURC?

La giurisprudenza di merito, ad oggi, offre risposte non uniformi.

La composizione negoziata nasce per favorire trattative tempestive con i creditori e per preservare il valore dell’impresa. In questo percorso, l’ordinamento consente all’imprenditore di chiedere misure protettive e, quando serve, misure cautelari, con l’obiettivo di evitare che iniziative esterne compromettano la continuità o rendano inutile la negoziazione.

Il punto delicato sta nel perimetro di questo potere: la tutela cautelare deve “preservare” condizioni già tutelabili, oppure può incidere su presupposti sostanziali (come la regolarità contributiva) quando la continuità lo richiede?

Due linee interpretative: “rigore” e “funzionalità alla continuità”

1) L’orientamento “rigoroso”: niente cautelari che disapplicano la disciplina del DURC

Il Tribunale di Roma (23 settembre 2025) rappresenta la posizione più restrittiva.

Secondo questa impostazione, anche se la misura appare utile al buon esito delle trattative, il giudice non può usare il cautelare per eludere norme: la sola funzionalità alla negoziazione non basta a superare la disciplina che regola il rilascio del DURC. In altre parole, il Tribunale esclude che le misure cautelari possano trasformarsi in una sorta di “licenza di derogare”.

Questa linea valorizza un criterio di fondo: se l’ordinamento richiede regolarità contributiva, il giudice non può ottenere lo stesso risultato “per via cautelare” quando i presupposti mancano.

2) L’orientamento “funzionale”: decisiva la strumentalità al buon esito delle trattative

Di segno opposto risulta il Tribunale di Genova (19 settembre 2025), che si colloca nel solco di altra giurisprudenza di merito (Trib. Milano 24 gennaio 2025 e Trib. Roma 27 maggio 2025).

Qui il Tribunale attribuisce rilievo centrale a un concetto: la strumentalità della misura rispetto al buon esito delle trattative. Se l’assenza del DURC blocca l’operatività e impedisce proprio quei flussi finanziari necessari al risanamento, la misura cautelare può assumere un ruolo “abilitante” alla continuità.

Il ragionamento si lega anche a un dato realistico: la crisi spesso produce irregolarità contributive e, se il sistema impedisce sempre il DURC in queste situazioni, l’impresa rischia di non riuscire mai a rientrare. In questa prospettiva, il Tribunale sottolinea il rischio di ostacolare la continuità aziendale perché l’impresa non ottiene il documento a causa di una condizione di irregolarità che, di fatto, si collega all’insolvenza.

Il provvedimento di Venezia (24 dicembre 2025): favore sì, ma condizionato e monitorato

Un passaggio importante arriva dal Tribunale di Venezia (24 dicembre 2025), che adotta un approccio favorevole ma con cautele nette.

Il Tribunale:

  • valuta in via preventiva la plausibilità del percorso di risanamento;
  • riconosce la presenza di elementi indicativi di fumus boni iuris in relazione alla richiesta cautelare e alla sua funzionalità per preservare le condizioni necessarie alle trattative;
  • considera decisiva la presenza di una proposta di pagamento integrale del debito verso INPS e INAIL (con un’alta probabilità di integrale soddisfazione, anche grazie all’intervento di un condebitore solidale);
  • esclude un pregiudizio significativo per gli enti previdenziali, anche perché in un arco temporale ridotto l’esperto può verificare la reale percorribilità del risanamento.

Il Tribunale aggiunge un profilo di grande interesse pratico: richiama l’eccezionalità della misura e invita la società a un comportamento improntato a correttezza e buona fede, raccomandando (pur nel rispetto dell’autonomia gestionale) che i crediti riscossi grazie al DURC siano destinati alla prosecuzione dell’attività e, in particolare, al pagamento degli stipendi.

Infine, il giudice struttura la misura come accertamento della sussistenza dei presupposti per il rilascio del DURC e affida all’esperto un compito preciso: informare immediatamente il Tribunale se emergono circostanze che rendono opportuna la revoca.

Quali criteri emergono dalla giurisprudenza “possibilista”

Dalle decisioni favorevoli (Genova e Venezia, con richiamo a Milano e Roma) si ricavano alcuni elementi ricorrenti che rafforzano la tenuta di una domanda cautelare sul DURC:

  1. Nesso di strumentalità concreto
    L’impresa deve dimostrare che il DURC incide in modo diretto su incassi, appalti, commesse e, quindi, sulla capacità di finanziare il risanamento.
  2. Piano plausibile e verificabile
    Il giudice guarda alla sostenibilità del progetto: flussi attesi, tempi, impegni e presìdi.
  3. Proposta di pagamento integrale (o alta probabilità di integrale soddisfazione)
    Questo punto emerge con forza a Venezia: la misura trova un fondamento più solido quando l’impresa prospetta il pagamento integrale verso INPS/INAIL, anche tramite terzi (coobbligati, supporto finanziario, garanzie).
  4. Assenza di pregiudizio significativo per gli enti
    Il giudice valuta se la misura “anticipa” un risultato che comunque si realizza in tempi brevi e sotto controllo, senza aggravare il rischio per il creditore pubblico.
  5. Ruolo attivo dell’esperto e monitoraggio
    L’esperto diventa presidio: segue l’andamento delle trattative e segnala scostamenti, così da rendere effettiva la possibilità di revoca.
  6. Gestione coerente delle risorse rese disponibili dal DURC
    La giurisprudenza valorizza l’impiego dei flussi per la continuità e per i costi essenziali (tra cui il lavoro), in coerenza con quanto l’impresa ha rappresentato al giudice.

Si tratta, in conclusione, di un tema aperto, da impostare con rigore documentale.

Il quadro resta non uniforme: il Tribunale di Roma (23 settembre 2025) difende un limite netto alle cautelari quando l’effetto equivale a superare la disciplina del DURC; Genova (19 settembre 2025) e Venezia (24 dicembre 2025) riconoscono invece spazio alla misura quando l’impresa dimostra la funzionalità alla continuità, la plausibilità del risanamento e, soprattutto, una prospettiva credibile di soddisfazione del debito contributivo. Per chi opera in composizione negoziata, questo significa una cosa semplice: la richiesta cautelare sul DURC non regge su affermazioni astratte. Regge se l’impresa costruisce un quadro coerente, documentato e controllabile, in cui il DURC non rappresenta un “vantaggio”, ma uno strumento indispensabile per mantenere in vita l’attività e rendere possibile il risanamento.

Domande Frequenti – FAQ

Perché il DURC è così importante per le imprese in crisi?

Perché senza DURC regolare molte imprese non possono partecipare a gare, incassare corrispettivi negli appalti o proseguire contratti in essere, con effetti diretti sulla continuità aziendale.

Cosa cambia quando l’impresa entra in composizione negoziata della crisi?

La composizione negoziata consente di chiedere misure protettive e, se necessario, misure cautelari, per favorire le trattative con i creditori e preservare il valore dell’impresa, ma non elimina automaticamente i problemi legati al DURC irregolare.

Il Tribunale può “ordinare” all’INPS di rilasciare il DURC durante la composizione negoziata?

Secondo l’orientamento più rigoroso, il giudice non può usare le misure cautelari per imporre direttamente all’INPS il rilascio del DURC, né per derogare ai requisiti di regolarità contributiva previsti dalla normativa.

Esiste una giurisprudenza favorevole a misure cautelari collegate al DURC?

Sì, alcune pronunce (Milano, Genova, Venezia) ammettono misure cautelari “funzionali” al buon esito delle trattative, purché la misura sia strettamente strumentale alla continuità aziendale e accompagnata da un piano di risanamento credibile.

Qual è la differenza tra orientamento “rigoroso” e “funzionale” sul DURC in composizione negoziata?

L’orientamento rigoroso nega che il giudice possa superare, anche indirettamente, la disciplina del DURC; quello funzionale, invece, valorizza la strumentalità della misura cautelare alla continuità d’impresa e alla riuscita delle trattative, entro limiti ben motivati.

In quali casi i Tribunali sono più propensi a concedere una misura cautelare sul DURC?

Quando l’impresa dimostra che il DURC è decisivo per mantenere appalti e incassi, presenta un piano di risanamento plausibile, prevede il pagamento integrale (o altamente probabile) dei debiti verso INPS/INAIL e mostra che non vi è pregiudizio significativo per gli enti previdenziali.

Che ruolo ha l’esperto nella gestione di misure cautelari legate al DURC?

Nelle ordinanze favorevoli, l’esperto è spesso chiamato a monitorare l’attuazione del piano, verificare la destinazione dei flussi generati grazie al DURC e segnalare tempestivamente al Tribunale eventuali scostamenti che possano giustificare la revoca della misura.

La misura cautelare sul DURC è una “sanatoria” generalizzata delle irregolarità contributive?

No, la giurisprudenza che la ammette sottolinea il carattere eccezionale e temporaneo della misura, legandola a un percorso di risanamento concreto e a una prospettiva credibile di soddisfazione dei debiti verso gli enti previdenziali.

Come deve impostare l’impresa una richiesta cautelare sul DURC per avere possibilità di accoglimento?

Deve presentare un quadro documentato: nesso concreto tra DURC e continuità (gare, appalti, flussi), piano di riequilibrio dettagliato, impegni di pagamento verso INPS/INAIL e una governance chiara sull’uso delle risorse rese disponibili dal DURC.

Perché è opportuno farsi assistere da uno studio legale su DURC e composizione negoziata?

Perché il tema incrocia diritto della crisi, diritto del lavoro e previdenziale, oltre alla prassi giurisprudenziale in evoluzione; un supporto legale consente di valutare la strategia cautelare più adatta, costruire un’istanza solida e dialogare in modo efficace con Tribunale, esperto e enti previdenziali.