Una recente ordinanza della Suprema Corte evidenzia i rischi di squilibrio contrattuale e i profili di nullità legati a questa clausola nei contratti di garanzia
Un’importante sentenza della Corte di Cassazione (ordinanza n. 14687/2025) ha affrontato la validità della clausola “a prima richiesta” nei contratti di fideiussione, evidenziando i profili di possibile nullità per vessatorietà. Si tratta di quella previsione che obbliga il garante a pagare immediatamente, su semplice richiesta del creditore, senza possibilità di opporre eccezioni.
La Corte ha sottolineato come tale clausola possa determinare uno squilibrio significativo a danno del fideiussore, soprattutto quando si accompagna alla deroga al termine semestrale previsto dall’art. 1957 c.c., che favorisce il creditore e limita ulteriormente le difese del garante.
Il provvedimento si inserisce in un dibattito giurisprudenziale più ampio: da un lato, l’orientamento che vede nella clausola “a prima richiesta” un elemento sufficiente a qualificare la garanzia come autonoma; dall’altro, la tesi prevalente che richiede una valutazione complessiva del contratto per stabilire se il garante abbia realmente perso ogni possibilità di opporre eccezioni.
Ho approfondito la questione in un articolo pubblicato da Altalex e consultabile QUI



