Guida semplice ai diritti del correntista per controllare estratti conto, opacità delle commissioni, costi nascosti e strumenti per richiamare l’effettiva trasparenza contrattuale
Trasparenza bancaria: un obbligo normativo
La normativa bancaria italiana ed europea impone agli istituti di credito precisi obblighi informativi nei confronti dei correntisti, con l’obiettivo di garantire una gestione consapevole del rapporto e prevenire pratiche scorrette. Eppure, molti clienti scoprono costi inattesi solo dopo aver ricevuto l’estratto conto o analizzato a fondo le voci di spesa: è il caso di commissioni non chiaramente evidenziate, voci aggregate, oppure costi mascherati sotto etichette generiche.
In questo contesto, è fondamentale conoscere quali strumenti giuridici la legge mette a disposizione del correntista per ottenere chiarezza e pretendere trasparenza.
Le fonti normative: PSD2, TUB e Carta dei servizi
I principali riferimenti normativi che regolano la trasparenza bancaria sono:
- Direttiva UE 2015/2366 (PSD2): impone standard elevati di trasparenza nei servizi di pagamento, incluse le comunicazioni precontrattuali e le informative sulle commissioni.
- Testo Unico Bancario (TUB) – art. 117 e seguenti: disciplina il contenuto minimo dei contratti bancari e i diritti del cliente in merito a comunicazioni e variazioni unilaterali.
- Carta dei servizi bancari: documento redatto da ciascun istituto che elenca impegni, condizioni e costi applicati, con valore giuridico in quanto parte integrante del contratto.
Secondo queste fonti, le banche devono indicare in modo chiaro e comprensibile ogni costo, commissione o onere previsto, sia in fase di stipula del contratto che durante l’esecuzione del rapporto.
Commissioni occulte e costi non evidenziati: come riconoscerli
Le commissioni occulte non sono necessariamente frutto di dolo, ma spesso derivano da prassi non conformi agli standard di trasparenza. Alcuni esempi ricorrenti:
- Commissioni incluse in voci cumulative, non facilmente individuabili
- Spese ricorrenti non precedentemente comunicate
- Addebiti automatici su servizi non richiesti
- Variazioni unilaterali non comunicate correttamente
Anche quando l’importo addebitato non è elevato, la mancanza di trasparenza può costituire una violazione normativa, che legittima il cliente a chiedere chiarimenti, contestazioni o il rimborso delle somme indebitamente percepite.
Strumenti di tutela a disposizione del correntista
In caso di commissioni poco chiare o sospette, il cliente può attivarsi con una serie di strumenti previsti dalla legge:
1. Richiesta di chiarimenti e documentazione alla banca
Ai sensi dell’art. 119 TUB, il cliente ha diritto a ottenere copia della documentazione relativa a ogni operazione bancaria degli ultimi dieci anni. È un primo passo fondamentale per ricostruire i costi effettivi.
2. Richiamo alla trasparenza contrattuale
In presenza di oneri non previsti nel contratto o nella Carta dei servizi, il cliente può invocare la nullità della clausola (ex art. 117 TUB) o il principio di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto.
3. Ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF)
Per controversie fino a 100.000 euro, è possibile presentare reclamo all’ABF. In molti casi, l’Arbitro ha riconosciuto l’illegittimità di commissioni non correttamente comunicate.
4. Azione giudiziale
In ultima istanza, è possibile promuovere un’azione giudiziale per ottenere la restituzione delle somme indebitamente percepite e l’accertamento dell’illegittimità delle clausole contrattuali.
In conclusione, la trasparenza bancaria non è un’opzione, ma un obbligo di legge. Il correntista ha pieno diritto di controllare, contestare e far valere le proprie ragioni in caso di commissioni poco chiare o spese non previste.
In questi casi, essere affiancati da un team legale con esperienza in diritto bancario e normativa sulla trasparenza consente di agire con consapevolezza, tutelando il proprio patrimonio e rafforzando la propria posizione nei confronti dell’istituto di credito.



